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giovedì 11 febbraio 2016

CASE HISTORY: PAIGE SPIRANAC, QUANDO I VOLUMI CONTANO PIU’ DELLA BRAVURA



Issue n° 42


(Tempo di lettura: 3 minuti)



(Credits Photo: profilo facebook di Page Spiranac)


La ragazza che vedete nella foto si chiama Paige Spiranac. È una giocatrice di golf statunitense di 22 anni. Paige è arrivata alla ribalta delle cronache sportive (e non solo) di tutto il mondo per un episodio accaduto lo scorso dicembre. La golfista statunitense infatti, è stata invitata dagli organizzatori all’Omega Dubai  Ladies Masters, uno dei principali tornei di golf al mondo, al quale si accede entrando in una “graduatoria” di merito acquisito nelle gare precedenti. Fin qui nulla di strano, tutto nell’ordine delle cose nel mondo dello sport, e del golf.
A dirla tutta, Paige ha partecipato a quella gara pur non avendo acquisito precedentemente il diritto a farlo per meriti sportivi. Prova ne è il fatto che ha terminato il torneo alla 101esima posizione su 103 partecipanti.
Paige è stata invitata per la sua avvenenza e per i suoi volumi sui social (1). Proprio così, gli organizzatori hanno visto in Paige la capacità di portare nuovo pubblico, e nuove attenzioni, grazie al forte ascendente sviluppato sui social. Semplificando: è come se al torneo di Dubai avessero invitato il pubblico più che la golfista.
Questa, se ancora ce ne fosse bisogno, è l’ennesima prova di quanto sia ormai necessario, per un personaggio “pubblico”, avere dei volumi di apprezzamento sui social derivanti da un’azione efficace di personal branding.
La dimostrazione lampante di quanto appena affermato arriva nelle ore successive al torneo.
Come è possibile immaginare, le altre atlete non hanno accolto Paige con i guanti, e non hanno nascosto il loro astio con i media, che hanno riportato immediatamente la notizia. Dapprima sulla stampa di settore, e successivamente su quella generalista e di gossip.
Un vero e proprio pandemonio che Paige (o forse il suo entourage) ha saputo mettere “in cassaforte” a proprio vantaggio.
Infatti all’attività sui social, si è aggiunta quella di Relazioni Pubbliche e di stampa che ha fatto lievitare il valore commerciale dell’atleta.
Grazie al tam tam mediatico, i fan virtuali (e reali) si sono moltiplicati andando ad incrementare il patrimonio di pubblico di Paige. Proprio quella “moneta” che ha portato la ventiduenne a Dubai. La rassegna stampa ha raggiunto numeri da capogiro, mentre le azioni di RP hanno portato ad un intreccio di relazioni istituzionali e tecniche che hanno innalzato la 101esima classificata del torneo nel gotha del golf mondiale.
Basti pensare allo spazio che “Golf Digest” – autentica bibbia del golf mondiale – ha dedicato alla nostra “webstar”, con tanto di consigli tecnici sullo swing, che forse sarebbe stato opportuno chiedere alle altre 100 classificate prima di lei.
Un’azione di comunicazione integrata e di capitalizzazione del risultato di grandissimo impatto sotto molti punti di vista.
 Non è mia intenzione dare giudizi su Paige come atleta, così come ritengo inutile ribadire la mia posizione sulla meritocrazia, tuttavia non possiamo non focalizzarci sul fatto che ormai le regole “del gioco comunicativo” e i nuovi modelli di business si basano sui parametri utilizzati dall’atleta statunitense.
Non è più efficace  pensare che “basta essere bravi” nel proprio lavoro per avere delle opportunità per dimostrarlo. Nella strategia di creazione delle opportunità bisogna inserire la “dote del pubblico”. Un pubblico certificato virtualmente ma con la base piantata nel mondo reale. Tutto questo solo per avere la possibilità di poter in seguito capitalizzare il risultato attraverso un’azione di RP, stampa e comunicazione integrata.
Paige non sarà la migliore golfista al mondo, ma oltre ad essere indiscutibilmente bella, ha avuto la capacità di attuare una strategia di personal branding vincente.
Vale la pena interrogarsi sulla propria… 

Emmanuele Macaluso  


Note:

(1) Di seguito i volumi raggiunti da Paige Spiranac aggiornati al 10 febbraio 2016:Pagina Facebook  98.615 “like” / Profilo Twitter 74.500 “followers” / Instagram 613.000 “seguaci”

venerdì 24 aprile 2015

L’ETICA PUO’ ESSERE SOLO UNA QUESTIONE DI NUMERI? MA SOPRATTUTTO, LI HA?



Issue n° 39

(Tempo di lettura: 3 minuti)



Qualche tempo fa sono stato contattato da una persona che voleva confrontarsi con me sui temi dell’etica nel marketing. La persona in questione si occupa di comunicazione pubblicitaria, e ho avuto il piacere di incontrarla in un clima disteso, davanti ad un caffè.
Durante quella chiacchierata è emersa una cosa che reputo molto interessante. Secondo il mio interlocutore, a domanda specifica, le agenzie pubblicitarie non reputerebbero opportuno investire in attività tecniche di natura etica perché non esisterebbero studi, indici o numeri che renderebbero queste azioni convenienti.
Semplificando: si continua a non utilizzare prassi etiche e ci si affiderebbe a Dirty Marketing perché fa fatturato.
Ho pensato a lungo a quell’incontro, e soprattutto a questa affermazione.
Mi sono posto delle domande:
- Davvero è solo una questione di numeri?
- Se ci fossero degli studi o dei numeri concreti, le agenzie lascerebbero davvero la strada “vecchia” per quella “nuova”? Possono dei numeri abbattere la naturale resistenza al cambiamento dell’essere umano?
- Non esistono numeri o semplicemente non si vogliono leggere?

Esistono parametri che ci indicano che vi è una grande attenzione del “pubblico” nei confronti dell’etica nel marketing, nella comunicazione e del giornalismo. Ma la realtà è una soltanto: il pubblico non è un influencer, altrimenti le strade percorse sarebbero altre. La realtà quindi, è che l’opinione pubblica è “gestita” dai media e dai veri influencer, che sono dall’altra parte della barricata invisibile.

I numeri ci sarebbero eccome. Prendiamo ad esempio  il Manifesto del Marketing Etico. Sia ben chiaro, non parlo di questo perché ne sono coinvolto direttamente e in modo autoreferenziale, ma semplicemente perché conosco il progetto in ogni dettaglio e posso dare dei riferimenti precisi “al millimetro”.

Manifesto del Marketing Etico
21 incontri pubblici – 11 interviste televisive – 53 ore di diretta radiofonica – 29 articoli di stampa – 1.000 “Mi piace” sulla pagina ufficiale del progetto – 1 programma radiofonico (Fuori la Verità in onda su RadioFlash FM 97.6 ndr)
Poco?

I numeri che ho citato esistono e sono riscontrabili, e non sono gli unici, esistono decine di progetti meritori con volumi e indici interessanti, superiori talvolta ai risultati raggiunti dai “prodotti” che vengono pubblicizzati (e a pagamento) da quelle stesse agenzie pubblicitarie che si trincerano dietro la necessità di studi e numeri riscontrabili.
Non è solo una questione di numeri. È un’insieme di fattori. In primis, per ottenere dei buoni risultati pur “giocando pulito” bisogna avere delle buone capacità tecniche, cosa pressoché introvabile nella mediocrità tecnica che ci circonda, fatta da marketer e comunicatori con l’I-phone d’ordinanza e che sono le prime vittime del loro lavoro. A questo aggiungiamo il fatto che “si fa così da anni” e che quindi perché si dovrebbe cambiare? Il cambiamento implica fatica e disciplina. Meglio atteggiarsi da guru piuttosto che lavorare. Tra l’altro un cambiamento potrebbe pregiudicare la mia attuale posizione di mercato.
Ma alla fine di questo post voglio condividere con te un’ultima domanda: Siamo sicuri che non esistano i volumi certificati? E se un istituto che si sta accreditando ci fosse già e stesse già facendo le sue analisi?

mercoledì 22 ottobre 2014

IN LIBRERIA DIRTY MARKETING, IL SECONDO LIBRO DI EMMANUELE MACALUSO



Dirty Marketing, il nuovo libro dell’esperto di marketing Emmanuele Macaluso, è finalmente arrivato nelle librerie.

Edito da Golem Edizioni, è un saggio che in modo semplice e puntuale svela molti trucchi del marketing sporco con i quali i consumatori entrano inconsapevolmente in contatto tutti i giorni.

Nelle 224 pagine del libro, Emmanuele Macaluso (già autore del Manifesto del Marketing Etico e di un precedente saggio intitolato "Bende Invisibili" ndr) tratta temi complessi e spinosi quali il neuromarketing, la persuasione occulta e ne fa vedere concretamente le applicazioni nella vita reale. A questi temi aggiunge esempi pratici, accompagnando il lettore a fare un giro tra le mille insidie di un supermercato o analizzando i danni sociali e psicologici creati dall’utilizzo dei social media.

Un viaggio nei coni d’ombra della pubblicità, del giornalismo e dei media, tra momenti seri e altri più divertenti e dinamici.



SCHEDA DEL LIBRO

Titolo: Dirty Marketing

Sottotitolo: Quando tutto è una menzogna, solo la realtà può salvarti

Formato: Brossura

Editore: Golem Edizioni - Torino

Collana: Uomo - Saggi

Anno di pubblicazione: 2014

Lingua: Italiano

Pagine: 224



Sito Web: www.dirtymarketing.it

Pagina Facebook: www.facebook.com/DirtyMarketingBook

Twitting: #DirtyMarketing



SINOSSI

“Le nostre scelte e i nostri acquisti potrebbero non essere davvero nostri”



Cosa ci spinge a fare un acquisto? È davvero una nostra libera scelta, o qualcuno ci manipola e noi rispondiamo semplicemente a degli stimoli? Quando entriamo in un supermercato, decidiamo noi dove spingere il carrello? E se la nostra realtà fosse una percezione così ben congeniata da diventare la nostra realtà?

Ci sono studi e segreti messi a disposizione del dirty marketing, che impattano contro le nostre vite decine di volte al giorno, che influenzano le nostre scelte con conseguenze che ricadono non solo su noi stessi. Esistono stimoli, luoghi comuni e azioni di comunicazione in grado di pilotare il nostro comportamento.

L’autore del Manifesto del Marketing Etico, acclamato dalla stampa come una “science-star” del marketing, con un linguaggio puntuale dal punto di vista scientifico, ma chiaro anche per i profani, ci guiderà attraverso i lati oscuri del marketing, offrendoci la soluzione più efficace per difenderci: la consapevolezza.

Sei pronto a conoscere la realtà e a difenderti?



Dal libro: "Pensa all’ultima merendina che hai mangiato, e che è finita nel tuo carrello perché la mamma te la faceva trovare sul tavolo la mattina per colazione. Non è un caso che alcuni prodotti vivano per intere generazioni di consumatori. Passano da padre in figlio, manco fossero un’eredità. Pensa alla macchina fotografica che ti sei fatto regalare, di quella marca giapponese specifica, perché non avresti mai potuto comprare un prodotto hi-tech di un Paese diverso da quello.

Ricorda il gingle pubblicitario che ti è venuto in mente quando hai visto un prodotto sullo scaffale. Ritorna al momento in cui, sentendo una canzone, hai ricordato e desiderato di essere in un luogo per te importante. E quel ricordo è stato così potente da averti convinto a tornarci. Cambiare rotta è difficile, ma possibile!

Pensare al marketing come qualcosa di giusto o sbagliato non è tecnicamente corretto. Come tutte le scienze gode di una sua neutralità. È un mezzo, non un fine. La responsabilità è strettamente legata alle scelte che vengono fatte circa l’applicazione e i fini delle strategie di marketing."



INDICE

Capitolo 1:   Dai persuasori occulti ad oggi

Capitolo 2:   Neuromarketing

Capitolo 3:   Realtà e percezione

Capitolo 4:   I marcatori somatici

Capitolo 5:   La privacy non esiste ed è anche colpa nostra

Capitolo 6:   Siamo tutti guru

Capitolo 7:   Facciamo un giro al supermercato

Capitolo 8:   Le parole del marketing

Capitolo 9:   Le false malattie

Capitolo 10: Vietato fare, te lo dico io!

Capitolo 11: Il greenwashing

Capitolo 12: Ricapitolando

Capitolo 14: Riflessioni