giovedì 4 giugno 2020

CASE HISTORY: VITTORIA BUSSI E LA STRATEGIA DI MARKETING DIETRO IL SUO RECORD DELL'ORA



Vittoria Bussi nasce a Roma il 19 marzo 1987. Laureata in matematica pura all’Università La Sapienza di Roma prosegue la sua carriera accademica con un dottorato di ricerca a Oxford. Successivamente consegue il dottorato di ricerca in matematica e ottiene un posto di post-dottoranda nell'ICTP di Trieste.
L’unione tra la sua preparazione accademica e i risultati sportivi sono stati più volte sottolineate dai media.
Si avvicina al ciclismo nel 2013. Nel 2014 e 2015 partecipa ad alcune gare del calendario professionistico. Nel 2016 decide di intraprendere la preparazione per battere il record del mondo dell’ora in pista. Dopo quasi tre anni di preparazione, e dopo un 2017 che la vede battere il record italiano di specialità, il 13 settembre 2018, sulla pista di Aguascalientes (Messico), segna il nuovo primato del mondo percorrendo 48,007 km. Nel 2019 ottiene il Collare d’Oro al Merito Sportivo dalle mani el Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte.


È il 29 maggio quando ci colleghiamo via Skype con Vittoria Bussi, la detentrice del  record dell’ora di ciclismo. Un record in suo possesso da quasi due anni. L’intervista si svolge da remoto per la situazione sanitaria Covid-19.
Vittoria è una donna determinata, che in pochi anni si è imposta come un’eccellenza della sua specialità. Guardando il suo curriculum sportivo, appare incredibile pensare che abbia deciso di correre in bici solo nel 2013. Un’escalation di successi che è il frutto della passione, ma anche di scelte oculate che hanno messo l’atleta nelle condizioni migliori per esprimersi.
Dotata di un buon motore che ha affinato in anni di mezzofondo nell’atletica leggera, Vittoria mal si adattava all’interno delle gare tattiche e tortuose in gruppo. Decide quindi di impegnarsi nelle gare contro il tempo, nelle quali è libera di sprigionare il suo talento e il suo potenziale. La sua dedizione e la determinazione hanno fatto il resto.
Durante la chiaccherata, colpisce infatti una frase che Vittoria sfodera con una certa scioltezza, a dimostrazione del fatto che ormai l’ha fatta sua:«Bisogna puntare alla Luna. Mal che vada si colpisce l’aquila». Una frase che racconta molto del carattere di questa atleta.
Ma lei non è solo questo. Non è un’atleta che deve prepararsi ad affrontare le sfide solo in sella.

Non essendo appoggiata da un team o da un gruppo sportivo, il suo tentativo di battere il record dell’ora è stato gestito da lei e dal suo ristretto entourage in modo autonomo e indipendente. Un approccio che rende il raggiungimento dell’impresa ancora più arduo.
Vittoria prova un primo attacco al record nel 2017. Battere quel primato non vuol dire “girare per un’ora a testa bassa” su una velodromo, ma è molto più complesso di quello che si potrebbe pensare. Ci sono necessità legate alla logistica, all’attrezzatura specifica, agli allenamenti e anche ai controlli antidoping. Tutto questo (e molto altro) ricade sugli organizzatori del tentativo. Vittoria, ai tempi dell’organizzazione del tentativo del 2017 non è ancora conosciuta e (secondo lei) non ha abbastanza credibilità nell’ambiente in termini di risultati. Cerca degli sponsor, ma il supporto che ottiene è minimo. Decide quindi di investire autonomamente su se stessa e di provare comunque il tentativo.
Risultato? Non batte il record mondiale ma ottiene il secondo miglior risultato di sempre e il primato italiano.

Questo risultato le dà consapevolezza. Ricontatta gli sponsor con i quali aveva dialogato per il tentativo del 2017. Tra questi, uno in particolare (Endura), decide di investire sul tentativo che Vittoria sta programmando in modo più strutturato per il 2018. Le relazioni che l’atleta/manager ha creato l’anno precedente, hanno portato ad una buona percentuale di copertura finanziaria e contemporaneamente alla creazione di partnership tecniche e forniture ufficiali da parte di altre aziende.
Vittoria e il suo team si dividono quindi tra azioni di management e gestione degli allenamenti. Dopo un anno di totale concentrazione sull’obiettivo, su e giù dalla sua bici da crono, Vittoria Bussi il 13 settembre 2018, sulla pista di Aguascalientes (Messico), segna il nuovo primato del mondo. È la prima donna che abbatte la barriera dei 48 km. Ne percorre infatti 48,007 km.

Quella di Vittoria è una storia di successo solida e concreta. È la storia di una donna che raggiunge un obiettivo assoluto non solo con il cuore, ma con la testa e la collaborazione delle persone giuste. Al di là della retorica, che sarebbe facile usare nello storytelling di questa storia, si possono riscontrare alcuni fattori che sono tecnici.

Il primo è di natura sportiva. Infatti l’atleta capisce qual è il suo talento e quali sono le aree techiche che per lei rappresentano un limite. Decide quindi di scegliere una disciplina che possa metterla nello condizioni di esprimersi al meglio. Sceglie di dare maggiore attenzione alle corse contro il tempo, perché lì può fare la differenza.

Il secondo è di natura gestionale extrasportiva. Vittoria si testa e capisce quale può essere l’obiettivo sportivo da raggiungere. A quel punto però deve ragionare su come creare le condizioni per batterlo e come organizzare il tentativo. Si toglie il casco aerodinamico e diventa manager di se stessa. Pianifica, acquisisce informazioni, crea contatti e cerca di farsi sponsorizzare. In parallelo studia le possibilità che ha di autofinanziarsi. Fa le sue scelte e porta avanti il tentativo del 2017.
Per il tentativo del 2018 riesce a trovare degli sponsor e dei partner. Secondo Vittoria è per la credibilità che ha ottenuto con il primo tentativo. Secondo la nostra esperienza è perché ha potuto utilizzare delle relazioni che aveva già in qualche modo tessuto l’anno precedente e - sempre secondo noi - quella seconda prestazione al mondo del 2017 le ha dato ancora più convinzione. A questo si aggiunga anche la maggiore esperienza nella gestione extrasportiva. Quanto percentualmente contino le rispettive posizioni è difficile da comprendere. Quello che conta però è che sia stata la Bussi a portare a casa il risultato tecnico che le ha permesso di raggiungere quello sportivo.

Il potere delle relazioni nella gestione delle sponsorizzazioni è fondamentale. Chi si occupa di questo professionalmente lo sa. C’è una cosa che ci ha colpito della protagonista di questa intervista: la serietà. Vittoria è una donna che sorride facilmente. A volte per cortesia, spesso perché ragiona. Ma quando si parla dell’aspetto manageriale della sua attività in bici è solida. Concreta.
Al punto che dopo il primato del mondo, continua ad allenarsi e ad affinare la sua tecnica a cronometro. Parallelamente continua anche la sua attività manageriale, con la fondazione della BJ Bike Club ASD, la squadra per la quale corre e per la quale utilizza i suoi risultati e la sua credibilità per trovare sponsor che la supportino nella sua carriera agonistica.
Ad affiancarla, aziende di riferimento nelle rispettive aree di mercato. Oltre ad Endura infatti, Vittoria vanta il supporto di: Ceramicspeed, Febametal, Giant, IRR, Liv, Open, studio dentistico Rovelli, Vittoria, Warew e Walker Brothers. In rigoroso ordine alfabetico.

Grande attenzione anche per l’utilizzo dei social media. In un mondo che sempre più spesso diventa virtuale, con un selfie “filtrato” al minuto, Vittoria usa i social solo quando ha qualcosa da dire. Senza trucchi. Diretta. Ed è seguitissima. Forse i numeri possono apparire inferiori rispetto a quelle di altre sue colleghe (decisamente più social), ma il grado di coinvolgimento e interazione ai post da parte della sua platea è altissima. In altre parole non le mettono il like per cortesia o perché è carina, ma perché l’ascoltano e la seguono davvero.

Concludiamo l’intervista chiedendole di parlare di qualcosa che le sta a cuore in questo momento. Lei sceglie di parlare della cultura dello sport in Italia. È rimasta poco positivamente colpita da come sono stati trattati gli atleti durante le fasi più restrittive dell’emergenza coronavirus. Mentre in altri Paesi gli atleti sono stati usati come modelli di benessere e salute, in Italia si è fatto un decreto per non farli allenare e limitare lo sport.
Una scelta che ha messo in evidenza un limite che è prima di tutto culturale.

Attualmente Vittoria Bussi è impegnata negli allenamenti per la cronometro ai prossimi campionati italiani che dovrebbero tenersi a ottobre, qualora il calendario non subisca cambiamenti a causa del Covd-19.
Continueremo a fare il tifo per lei, non solo come atleta ma anche come manager. Il suo progetto ha tutte le carte in regola per diventare un case history. E chissà che il futuro, oltre alla sua carriera agonistica, non la veda protagonista nel mondo dello sport come dirigente.

Vi invitiamo a visitare il sito di Vittoria Bussi all’indirizzo https://vittoriabussi.it/

Emmanuele Macaluso

mercoledì 13 maggio 2020

CSR E MARKETING: EM314 - UN CASE HISTORY PER SUPERARE GLI SCENARI DI CRISI NEL MARKETING DELLO SPORT


Ad un mese dall’annuncio del rinvio del debutto del progetto sportivo EM314 a causa del Covid-19, Emmanuele Macaluso condivide gratuitamente un memorandum con la rimodulazione della strategia di marketing del progetto. Questa operazione di CSR viene svolta per fornire qualche utile indicazione ad altri atleti e  società sportive.

Ad un mese dall’annuncio del rinvio di un anno del debutto sportivo, e conseguentemente del progetto di marketing dello sport denominato EM314, a causa delle limitazioni per l’emergenza sanitaria Covid-19, Emmanuele Macaluso pubblica un memorandum con la rimodulazione della strategia di marketing.

Il memorandum, in download gratuito, viene pubblicato con l’intento di mettere a disposizione di atleti e società sportive alcune indicazioni utili nella gestione delle strategie di marketing sportivo all’interno di uno scenario di crisi come quello attuale. Un modello di marketing e change management applicato allo sport.

Chi è Emmanuele Macaluso
Emmanuele Macaluso è un esperto di marketing e docente. È l’autore, portavoce e primo firmatario del Manifesto del Marketing Etico (2011). Autore di libri, saggi, analisi e articoli sul marketing e la comunicazione. I suoi libri “Bende Invisibili – Manifesto del Marketing Etico” (2011) e “Dirty Marketing” (2014) sono inseriti nella Biblioteca del Centro UNESCO di Torino. Nell’ambito del marketing dello sport, è stato NOC Assistant con il CONI durante i XX Giochi Olimpici Invernali di Torino 2006 e ha curato alcuni progetti sportivi tra cui “Oncemore”, “SMPI” e ora “EM314”. Oltre ad essere un esperto di marketing è un atleta professionista. (Maggiori informazioni sul sito emacaluso.com)

Cos’è EM314
EM314 è il progetto professionale di marketing dello sport che supporta il rientro all’attività agonistica di Emmanuele Macaluso. È un progetto operativo gestito dall’associazione Factory Performance di Torino. Lanciato nel novembre 2019, a pochi mesi dal lancio conta una rassegna stampa con oltre 150 articoli pubblicati e migliaia di follower e fan sui social.

Sono particolarmente soddisfatto di questo lavoro - dichiara Emmanuele Macaluso, che continua - Il memorandum è un documento che ho voluto scrivere e divulgare gratuitamente per aiutare, in un momento delicato come questo, quelle piccole realtà sportive che non hanno competenze tecniche solide a fare le opportune modifiche alle proprie strategie per superare l’attuale scenario di crisi. Tra l’altro, il punto di vista del memorandum è inedito perché copre tutte le prospettive possibili, in quanto è scritto dal Marketing & Communication Manager di EM314  che è anche l’atleta al centro dell’attività del progetto. Un fatto inedito. In questo periodo si parla solo di calcio e dei grandi campionati sportivi, io invece ho deciso di fare questa attività per cercare di dare qualche spunto alle tante piccole società, che con molti sacrifici svolgono un’importante funzione sociale e di supporto ai nostri giovani. Ho scritto il documento con linguaggio non eccessivamente tecnico per renderlo fruibile dal maggior numero di dirigenti sportivi e atleti”.

Il memorandum dal titolo “Progetto EM314 - Rimodulazione della strategia di marketing alla luce del rinvio del debutto sportivo per l'emergenza Covid-19”, è da considerarsi a tutti gli effeti un’azione di CSR (Corporate Social Responsability – Resposabilità Sociale d’Impresa nda) che l’esperto di marketing torinese condivide in accordo con l’associazione Factory Performance di Torino e sotto l’egida del Comitato Etico Scientifico del Manifesto del Marketing Etico.

Questa attività è destinata a fare di EM314 un case history. Nelle scorse ore infatti, Emmanuele Macaluso è stato invitato a partlare di questa iniziativa, e del progetto, presso alcuni atenei italiani. Seguirà comunicato stampa.

È possibile scaricare il memorandum al seguente indirizzo  https://independent.academia.edu/EmmanueleMacaluso


Di seguito i contatti di EM314

giovedì 7 maggio 2020

MARKETING E CRISIS COMMUNICATION NELLO SPORT AI TEMPI DEL COVID-19



“Non puoi prepararti a risolvere un problema se non lo vedi arrivare”

Il 2020 sarà ricordato a lungo e da molti comparti sociali ed economici. Abbiamo imparato a conoscere parole come “coronavirus”, “SARS Covid 2” e “Covid-19”. Come purtroppo capita sempre più spesso, o forse è solo più visibile attraverso i social, molti italiani sono diventati virologi, infettivologi e analisti comunicativi esperti in complottistica internazionale. Negli scorsi mesi – in barba a qualsiasi disposizione legislativa sulla privacy – Le E-mail, WhatsApp, Messenger e qualsiasi altro canale a disposizione sono stati invasi da video e articoli che venivano venduti come verità assolute, per poi essere smentite dopo poche ore. Abbiamo assistito, in un momento in cui la nostra attenzione cercava di rimanere focalizzata sulle informazioni importanti, a casi di analfabetismo funzionale e Effetto Dunning Kuger da manuale purtroppo. Cercare (e trovare informazioni per quanto possibile corrette) è diventato sempre più difficile.

Tutto questo in uno scenario senza precedenti dal punto di vista sociale. Uno scenario dove la popolazione è stata chiamata, attraverso la formula del DPCM (Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri), a rimanere chiusa in casa. Una situazione inusuale. Difficilmente immaginabile solo poche settimane prima.
Nonostante tutto questo, il popolo italiano, sottoposto per primo in Europa alla furia “comunicativamente visibile” del Covid-19, ha risposto con una compattezza notevole.

Una doverosa precisazione: non tratteremo in questo articolo le ricadute sanitarie, in termini di sistema e di vittime causate dal virus.

Dal punto di vista economico, il Paese si è apparentemente fermato per circa due mesi, con conseguenti ricadute economiche.
Tra i vari comparti che hanno subito conseguenze impattanti, a causa del Covid-19, possiamo sicuramente annoverare quello sportivo. Lo sport italiano, in questo contesto di crisi è stato molto meno compatto del popolo di appartenenza.

I campionati non si sono fermati nello stesso momento, e anche le decisioni sono state diverse. Tra queste citiamo la Federazione Italiana Rugby (F.I.R.) e la Federazione Italiana Pallacanestro (F.I.P.) che hanno chiuso (e terminato) il campionato 2020 in anticipo.
La Federazione Italiana Gioco Calcio (F.I.G.C.) ha fermato campionato e partecipazione alle coppe successivamente e in modo meno definito. Nell’incertezza pre-Covid si è scelto di “andare avanti”, prima con il pubblico negli stadi (vedi incontro di Champions League Atalanta – Valencia del 19 febbraio giocato a Milano) e successivamente a porte chiuse prima della sospensione.
Altro caso emblematico è lo slittamento di un anno dei giochi olimpici estivi di Tokyo 2020, che si terranno nello stesso periodo nel 2021 sempre con la dicitura Tokyo 2020 per motivi di diritti sul marchio e merchandising.
Non sta a noi valutare le sensibilità e le scelte delle singole decisioni in questo contesto. Un contesto che, come  già indicato, è da considerarsi a tutti gli effetti come straordinario e confuso.

Poniamo l’attenzione sulla confusione che è stata presente prima dell’emergenza sanitaria e che è proseguita anche durante la stessa.
Per prepararsi ad uno scenario di crisi bisogna vederlo arrivare. Almeno immaginarlo. Bisogna prevedere lo scenario utilizzando il maggior numero di informazioni “corrette” disponibili. Purtroppo questa volta non è stato possibile. La vastità delle fonti, unite a informazioni non corrette da parte della stampa accreditata come ufficiale, unita ancora alle dichiarazioni politiche che a pochi giorni dal lockdown dichiaravano l’Italia pronta all’emergenza in arrivo (1), non ha permesso alla popolazione (e ai tecnici) di prepararsi all’impatto con questo scenario di crisi. Difficile programmare marketing e comunicazione per chi si fa parte dello sport business.

Le prime azioni comunicative si sono suddivise in due categorie:
1) Azioni comunicative per informare circa l’adeguamento alle norme dei DPCM
2) Azioni relative a donazioni

In relazione alle seconde attività, abbiamo visto azioni che andavano dalla donazione finanziaria all’ospedale locale, alla consegna di mascherine, consegne di beni di prima necessità ai tifosi tesserati più anziani e uova di pasqua ai più piccoli da partedi società sportive. Tutto a favore di telecamera.
Azioni concrete, supportate da azioni di comunicazione tali da rendere sempre più complesso il delicato equilibrio tra CSR (Corporate Social Responsability – Responsabilità Sociale d’Impresa) e Greenwashing.
Tuttavia, è indubbio, che il supporto fornito da questi contributi abbia dato un aiuto del quale sul territorio c’era un oggettivo bisogno. Anche lo sport (e molti sportivi indipendenti) hanno dato il proprio contributo concreto.

Lo sport si è già trovato a dover attuare strategie di crisis communication. Tra scandali sessuali, doping e crack finanziari, gli uomini di comunicazione dello sport hanno svolto molto lavoro in passato. Si pensi al caso Tiger Woods (2) nel golf ad esempio. I casi Ben Johnson (3) nell’atetica e Lance Armstrong (4) nel ciclismo. Il caso Parmalat (5) con le ricadute sul Parma Calcio e ancora il caso Calciopoli.

Non solo, gli specialisti della comunicazione di crisi, sono intervenuti spesso anche per “mettere un cerotto” su delle uscite mediatiche infelici da parte di singoli atleti. È accaduto un caso anche in questo periodo che ha visto protagonista un giocatore dell’Inter e che ha aumentato il carico di lavoro dell’ufficio comunicazione della propria società asserendo una presunta massiccia presenza del Covid-19 nello spogliatoio neroazzurro già a gennaio (6) . Un pensiero di vicinanza ai colleghi che hanno dovuto gestire le conseguenze di questa infelice uscita. Siamo sicuri che ne avrebbero volentieri fatto a meno.

La comunicazione di crisi non è una novità nello sport. Ma quello che è diverso in questo caso è lo scenario generale e tecnico.
Per generale intendiamo proprio il fattore legato alla presenza una pandemia globale e che quindi è diventata anche di prossimità.
Per tecnico invece ci riferiamo alla sempre maggiore difficoltà di poter governare la comunicazione istituzionale in un contesto in cui le fonti e le informazioni (vere, false o faziose) diventano infinite. Incontrollabili. Si pensi che il governo italiano è stato costretto a creare una task force contro le fake news. (7,8)

Il periodo del Covid-19 è un interessante case history per quanto riguarda il marketing dello sport e l’applicazione delle strategie di crisis communication applicate ad esso. Proprio per quella parola che è tanto cara a chi si occupa professionalmente di marketing: Strategia.

Una delle caratteristiche per la stesura di una corretta strategia è la ricerca delle informazioni e l’inserimento di queste nello scenario prima teorico e poi operativo. Ovviamente informazioni corrette, spesso di primissima mano.
Al momento della stesura di questo articolo (7 maggio 2020), il Ministero per le Politiche Giovanili e lo Sport non ha ancora dato linee guida e date per un’eventuale ripresa del campionato di calcio in Italia. Un altro esempio può essere quello del Giro d’Italia di ciclismo, che da maggio è stato posticipato ad ottobre (9-10), con una settimana in sovrapposizione con la Vuelta di Spagna. In questo caso, gli organizzatori di RCS hanno cercato di governare il progetto sportivo e la comunicazione posticipandolo su un periodo più lungo. Nella speranza che l’emergenza finisca o si ridimensioni in modo massivo.
Gli approcci sono diversi, ma quello che manca ancora sono informazioni corrette da parte della politica. Mai come un casi come questi il “governo dello sport” assume la sua forma più visibile.

I social hanno dimostrato ancora una volta di essere vetrina per gli sportivi, che proprio grazie a questi hanno condiviso sessioni di allenamento e videochat con il pubblico.

In questo scenario, al di là della comunicazione di crisi, si sono dovute trovare delle nuove forme di visibilità da fornire ad atleti e sponsor. Qualcosa che avvicinasse società e atleti al pubblico.

I campionati di Formula 1 e il Motomondiale si sono spostati dalle piste ai divani. Attraverso il gaming, i veri piloti si sono sfidati sui circuiti virtuali, gli stessi dove di solito scaricano centinaia di cavalli.
 Sfide seguitissime attraverso le dirette sui social. Anche il ciclismo è entrato in questo nuovo “mercato”, con un Giro d’Italia virtualea cui hanno partecipatoi veri corridori e vere squadre protagoniste della corsa rosa.

E qui (finalmente) avviene qualcosa che abbiamo già visto. Infatti ad aumentare la visibilità di queste attività che si svolgono sui nuovi media, arriva con la sua capillarità e la sua diffusione il vecchio media più potente: la TV.
Esattamente  come era già successo in passato con gli influencer, che dopo un passaggio televisivo diventavano ancora più popolari (e influencer), anche in questo caso la TV ha voluto essere presente per dare un segno di vitalità e un’iniezione di follower. Una via di mezzo tra un gesto di beneplacito consenso e un segno di influenza di chi vuole ancora far parte di un gioco del quale non fa ancora del tutto parte.

Da questa attività si evincono alcune cose. La prima è che, per quanto possibile, anche in uno scenario di crisi si cerca di dare un’immagine che sia il più vicina possibile alla normalità.
La seconda è che queste strategie di marketing e comunicazione sono interlocutorie, atte quindi a “prendere tempo” in attesa di una chiusura definitiva della stagione 2020 o di un posticipo nell’inizio delle attività per la seconda parte dell’anno.
La terza è che bisogna comunque portare attenzione e  visibilità al “prodotto sportivo” nel suo complesso. Shareholder e stakeholder compresi.

Gli strateghi del mondo dello sport stanno cercando di creare un effetto paradosso. Ovvero, quello di uscire dalla comfort zone della normalità ammantandola di una normalità del tutto casalinga nonostante il periodo eccezionale. Una dimensione virtuale e comunicativa che unisca lo sport e il suo pubblico nelle proprie case. Una nuova fan experience con le caratteristiche del negozio temporaneo insomma.

Nonostante le incertezze, le iniezioni di speranza e di resilienza che vengono comunicate in attesa di uno scenario che, con qualche dato di certezza in più, possa consentire una pianificazione sul medio-lungo periodo, un fattore è ben chiaro in questa continua corsa al “collegamento” tra prodotto sportivo e platea: I volumi.

Mantenere alti i volumi di interazione – possibilmente farli crescere – è la sfida quotidiana degli attori coinvolti nella comunicazione sportiva. Una sfida che deve dare visibilità e mantenere quella superiorità volumetrica nei confronti della platea comune, che è l’unico vantaggio (oltre a quello fornito dalla Relazioni Pubbliche professionali), nei confronti di una platea che da qualche tempo è anch’essa parlante.

I volumi equivalgono a visibilità. La visibilità equivale a denaro, e in questo momento l’industria dello sport ha un disperato bisogno di liquidità.

Spesso il cambiamento avviene nei momenti di crisi. Questo è dovuto al fatto che  l’essere umano ha una forte resistenza al cambiamento e una grande necessità di occupazione della zona di comfort una volta che ne ha creata una. C’è da chiedersi, quali cambiamenti avverranno nelle prossime settimane e nei prossimi mesi, quando si cercherà di tornare alla normalità dopo aver vissuto in una situazione difficile da immaginare solo tre mesi fa. Quali di questi cambiamenti saranno generalizzati e quali manterranno una specificità o una parzialità nei singoli settori?

La retorica tipica dei momenti di crisi vuole che “ne usciremo migliori e più forti”. Presto per dirlo.
Più facile pensare e prevedere che saremo più preparati perché abbiamo affrontato un’altra prima volta. Forse i professionisti del marketing e della comunicazione avranno imparato a governare con maggiore equilibrio i propri processi, su quell’orizzonte sottile che divide ciò che è utile da ciò che è lecito fare e comunicare.
Ora, mentre il pubblico è intento a guardare altrove, magari una gara virtuale tra Charles Leclerc e Valentino Rossi (11), attraverso lo schermo di uno smartphone, chi si occupa di marketing deve cercare i propri punti di riferimento. Pianificare. Preparare l’attuazione. Raggiungere nuovi traguardi in modo nuovo, ma creando percezioni riconoscibili dal pubblico.
Al centro di tutto questo lo sport. Questa sarà una nuova sfida.

Emmanuele Macaluso (12)


Note:
(5) Capolino G. Massaro F. Panerai P., Parmalat la grande truffa, Class Editori / Milano Finanza, Milano 2004
(12) Emmanuele Macaluso è un esperto e docente di marketing e comunicazione. È stato NOC Assistant per il CONI (Comitato Olimpico Nazionale Italiano) durante i XX Giochi Olimpici Invernali di Torino 2006. Marketing and Communication Manager del progetto sportivo EM314 è anche l’autore del Manifesto del Marketing Etico (2011). Maggiori informazioni su www.emacaluso.com