martedì 5 giugno 2018

COMUNICAZIONE UFFICIALE: EMMANUELE MACALUSO LAVORA AD UN NUOVO MODELLO DI MARKETING APPLICATO ALLA DIVULGAZIONE SCIENTIFICA


Il divulgatore scientifico ed esperto di marketing sta lavorando ad un nuovo modello di marketing applicato alla divulgazione e comunicazione della scienza, con l’obiettivo di aumentare la trasparenza e la capacità di penetrazione della scienza nella società.


Dopo la creazione del Manifesto del Marketing Etico, documento presentato nel 2011, che contiene linee guida sull’utilizzo di parametri etici nell’ambito del marketing e della comunicazione, Emmanuele Macaluso, esperto di marketing e divulgatore scientifico torinese, sta lavorando ad un nuovo “modello di marketing integrato applicato alla divulgazione e comunicazione scientifica”.

Il nuovo modello, si pone come obiettivo quello di portare benefici in termini di penetrazione del messaggio scientifico nella platea, e contemporaneamente di accrescere la credibilità e la trasparenza dei soggetti coinvolti nel processo comunicativo.

Il compito della comunicazione e divulgazione scientifica – dichiara Emmanuele Macaluso – è quella di condividere saperi con la platea, semplificando il messaggio scientifico senza snaturarlo. In un mondo dove i paradigmi della comunicazione sono cambiati, si sono ampliati e riguardano più discipline, con il modello che sto codificando sto organizzando il processo in modo che possa essere esponenzialmente più efficace e trasparente. Una trasparenza dovuta alla platea, che ha il diritto di entrare in contatto con messaggi scientifici certificati e di essere messo al corrente degli sviluppi della ricerca (spesso finanziata con fondi pubblici). Il modello porterà benefici a tutti i soggetti coinvolti, a partire da chi lo utilizzerà, fino agli enti finanziatori e i partner dell’iniziativa scientifica”.

Il modello che sta sviluppando l’autore del Manifesto del Marketing Etico, sta già avendo attuazione nella realtà. Infatti, Macaluso e il suo staff lo stanno già applicando al sito di divulgazione scientifica COSMOBSERVER. I risultati stanno dando ottime indicazioni, conferme e sostanza alle dinamiche contenute nel modello stesso.

Secondo lo stesso autore, il modello di marketing integrato applicato alla divulgazione e comunicazione scientifica che si sta codificando, sarà il suo ultimo lavoro nell’ambito della ricerca nella disciplina del marketing.

“Dopo il Manifesto del Marketing Etico e questo modello, ritengo di aver dato il mio contributo alla ricerca e allo sviluppo della mia disciplina di riferimento: il marketing. Mi rendo conto che in Italia a 41 anni, questa notizia possa destare qualche scalpore, ma ritengo che, in una disciplina evolutiva come il marketing, il compito delle ricerca spetti ai giovani e alla loro visione del futuro. È giusto fare la propria parte nei tempi giusti. Sarò felice di aiutare qualche tecnico più giovane di me condividendo la mia esperienza presente e quella che svilupperò in futuro nell’ambito della divulgazione scientifica, della comunicazione e del marketing”.

Il modello sarà presentato prossimamente e sarà divulgato a mezzo stampa.

Contatti Emmanuele Macaluso

venerdì 25 maggio 2018

EMMANUELE MACALUSO INTERVISTA PIERO ANGELA PER COSMOBSERVER

(Nella foto il divulgatore scientifico Piero Angela durante l'intervista -  Photo: Emmanuele Macaluso/COSMOBSERVER)

Emmanuele Macaluso,  fondatore del sito di divulgazione COSMOBSERVER, intervista Piero Angela

È firmata dall’esperto di marketing e divulgatore scientifico Emmanuele Macaluso, l’intervista che Piero Angela ha rilasciato al sito divulgativo dedicato allo spazio (astronomia – astrofisica – astronautica) COSMOBSERVER.

Una lunga “chiaccherata”, durante la quale il decano dei divulgatori scientifici italiani ha raccontato alcuni aneddoti relativi alla sua vita professionale. Una vita basata sulla condivisione della scienza e del sapere.

Vista la linea editoriale di COSMOBSERVER, dedicata allo spazio, Piero Angela ha raccontato la sua esperienza di cronista ai tempi del programma Apollo, con un’attenzione particolare per il lancio dell’Apollo 11. Al centro dell’intervista anche l’importanza dell’astronomia e della divulgazione scientifica nella valorizzazione della cultura italiana.

È stata un’esperienza professionale e personale molto intensa – dichiara Emmanuele Macaluso, che continua – Intervistare Piero Angela, alla presenza di Piero Bianucci, altro pilastro della divulgazione scientifica, è stato emozionante. Raramente mi sono trovato ad interagire con persone così aperte all’ascolto e al confronto. È stato un momento molto formativo dal punto di vista umano e professionale e rappresenta altresì un importante traguardo per COSMOBSERVER e per tutte le persone coinvolte nel progetto”.

Un progetto di divulgazione dello spazio in continua evoluzione quello rappresentato da COSMOBSERVER. Nato come un blog nel 2015, in pochi anni è diventato un riferimento nel panorama divulgativo italiano. Nei suoi tre anni di vita, COSMOBSERVER è diventato un vero e proprio sistema di comunicazione integrato che ha solcato la linea tra il virtuale e il mondo reale, con progetti che coinvolgono molti prestigiosi partner scientifici e istituzionali. Un autentico caso studio al centro dell’attenzione di molte realtà del mondo della comunicazione, ricerca e divulgazione.

Vi invitiamo a leggere l’articolo all’indirizzo


COSMOBSERVER

mercoledì 4 aprile 2018

DATAGATE FACEBOOK / CAMBRIDGE ANALYTICA TRA PRIVACY, CYBERSECURITY E MARKETING


Il caso Facebook / Cambridge Analytica ha apparentemente riportato l’attenzione sul tema della privacy e della gestione dei dati sensibili. Ma non a tutti i livelli.

Mentre la stampa generalista e di settore rilancia informazioni sempre più sconcertanti sulla gestione (e soprattutto l’utilizzo) delle informazioni acquisite attraverso i social, le istituzioni, gli investitori e i competitor del social americano si interrogano sui possibili scenari futuri.

Le strategie di crisis management e crisis communication di Facebook non hanno convinto i mercati e le istituzioni che – inermi fino a qualche giorno fa – adesso si prodigano in attivissime richieste di chiarimenti da parte dei vertici delle aziende interessate dallo “scandalo”. In tutto questo, Cambridge Analytica, secondo quanto traspare, fa ostruzionismo e non consegna informazioni utili circa la sua reale attività.

In questo articolo non analizzeremo la disastrosa strategia di gestione della crisi di Facebook, ma desidero porre l’attenzione sul grande assente di questa questione: il pubblico. Ovvero coloro che hanno “donato” i dati di cui sopra.

Al di là di fughe “eccellenti” dal social, come ad esempio quella di Elon Musk che ha messo in stand-by le pagine di Tesla e SpaceX, navigando su Facebook non si vedono grandi differenze nell’utilizzo da parte degli utenti. I veri protagonisti inconsapevoli di questo “Datagate”.
Mentre su Twitter è diventato virale l’hashtag #deletefacebook (“cancella facebook”, più traducibile in “abbandona facebook”), suona anomala la dichiarazione di Brian Acton, il fondatore di Whatsapp, che ha venduto proprio a Zuckerberg nel 2014 la propria app, secondo cui sarebbe arrivato il momento di abbandonare Facebook. Un fuggi fuggi generale, che però non vede tra i protagonisti l’esercito di persone che usano quotidianamente il social media.

L’effetto sul pubblico è confuso e ha molte sfaccettature. Si va dal totale disinteresse sulla questione, al semplice rammarico annunciato sulla stessa piattaforma, passando per la pontificazione giuridica senza titoli e  finendo con l’amara consapevoleza di chi sa di non poter più fare a meno del nutrimento al proprio ego fornita da Zuckerberg e dalla dipendenza sviluppata verso il social.
Tra creazione di “marcatori somatici” e dipendenze, “dissonanze cognitive”, aumento dell’analfabetismo funzionale, possibilità di  controllare a distanza il proprio vicino di casa e la sua amante e “l’incredibile opportunità” di diventare sedicenti testimonial senza avere nessun mandato da parte di terzi, il pubblico accetta di pagare un prezzo per tutto questo.
Un prezzo non percepito totalmente perché senza esborso monetario diretto.

Rimango personalmente colpito dal clamore di alcune dichiarazioni di queste ore, spesso postate su Facebook (!), relative al passaggio di dati tra aziende. Questo mio approccio è dato dal fatto che questa attività è dichiarata nelle condizioni di utilizzo del social, che vengono accettate e che non vengono mai lette, perché troppo impazienti di postare la prima foto del gattino o del cagnolino. Quanto sta accadendo in queste ore è previsto e dichiarato. Ed è un problema che non interessa solo Facebook, ma anche le caselle e-mail e tutti i servizi digitali.
Personalmente, ho aperto una casella di posta su Gmail, e nelle condizioni si dichiara che i dati (ovviamente sempre per migliorare la nostra esperienza di navigazione ecc.), possono essere condivisi con aziende terze “e con persone di fiducia”. Ora di chi si fidino costoro non ci è dato sapere.

La sensazione è che, al di là dell’apatia e della dipendenza sviluppata – o fatta sviluppare – dalla platea sull’argomento privacy, non vi sia possibilità di difendersi davvero. Al punto che questa pecca normativa è stata istituzionalizzata con l’inserimento della normativa sui coockies, che ci infastidisce con un pop up ogni volta che accediamo ad un sito web e che continuiamo a non leggere.

Concludo quindi questo mio contributo, ponendomi una semplice domanda: La privacy che è al centro dei media in questi giorni, esiste? È possibile vivere senza essere intercettati, digitalizzati, studiati, geolocalizzati e ripresi nel mondo reale e in quello virtuale?
La risposta è no. Ogni volta che usiamo una carta fedeltà (chiamata “carta di profilazione” nel marketing), una carta di credito, che passiamo davanti ad un negozio, una banca, entriamo in una stazione, o semplicemente camminiamo per strada siamo al centro di obiettivi e algoritmi che incrociano i nostri dati e le nostre abitudini. Molto spesso i nostri dati non vengono estrapolati, ma siamo noi che li cediamo con una facilità – quella sì – sconcertante.
Non si tratta di appoggiare un sistema che ormai è consolidato, ma semplicemente di una presa d’atto legata al sistema che si è creato intorno a noi, per responsabilità anche personale. Perché in questa dichiarazione di consapevolezza, deve far parte anche un’analisi di responsabilità individuale che non può sempre interessare gli altri.

Quando nel 2011 ho pubblicato il mio Manifesto del Marketing Etico, scaricabile gratuitamente a questo indirizzo www.manifestodelmarketingetico.org, e ho iniziato a girare il Paese mettendo in guardia i consumatori circa questi pericoli e quelli derivanti dal dirty marketing, i primi segnali di una patologia di sistema conclamata c’erano già. Forse questo potrebbe essere il momento di un’analisi personale e da condividere, non via social, con coloro che ci circondano.

Emmanuele Macaluso