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martedì 3 marzo 2026

OPIFICIO DELLA MUSICA SARA’ IL PRIMO BLOG AL MONDO A PUBBLICARE UN BILANCIO SOCIALE

Il fondatore Emmanuele Macaluso annuncia la pubblicazione del bilancio sociale per il progetto di divulgazione e comunicazione musicale Opificio della Musica .

Sarà redatto dallo stesso Emmanuele Macaluso, sotto la supervisione del Comitato Etico Scientifico del Manifesto del Marketing Etico, il primo bilancio sociale del progetto di divulgazione e comunicazione musicale Opificio della Musica.


Il bilancio sociale è un documento formale attraverso il quale un’impresa rende pubblici i propri risultati secondo parametri di sostenibilità ambientale, sociale e di governance (ESG).

La stesura del documento si è resa necessaria - secondo la visione del fondatore del progetto - a causa dell’evoluzione del progetto. 

Nato nell’aprile del 2022 come un blog di divulgazione musicale e di marketing applicato al music business, nel corso dei tre anni successivi si è evoluto in un vero e proprio progetto di comunicazione integrata applicata alla musica, con una presenza sempre più costante anche fuori dal web.

Con una nutrita schiera di lettori, attraverso partnership strategiche e scelte editoriali mirate, il progetto ha acquisito una forte credibilità nell’ambito musicale italiano, entrando più volte al centro delle attenzioni della stampa nazionale. 

Il bilancio sociale di Opificio della Musica fotograferà l’evoluzione del progetto e rappresenta la prima volta in cui un blog privato (ovvero non collegato ad un’azienda) pubblica il proprio documento di responsabilità sociale d’impresa (CSR).


Macaluso, nel corso di un incontro pubblico, oltre alla prossima pubblicazione del bilancio sociale, ha dichiarato che presto ci saranno ulteriori novità che riguarderanno Opificio della Musica.

 

CONTATTI:
Blog: https://opificiodellamusica.blogspot.com

Facebook: https://www.facebook.com/opificiodellamusica

LinkedIn: https://www.linkedin.com/company/opificio-della-musica

mercoledì 5 febbraio 2025

IL BLOG DI DIVULGAZIONE MUSICALE OPIFICIO DELLA MUSICA PRESENTA LE SUE “MONOGRAFIE”

Il divulgatore Emmanuele Macaluso - fondatore di “Opificio della Musica” - presenta un nuovo prodotto editoriale di approfondimento musicale.

Opificio della Musica si evolve e presenta un nuovo prodotto editoriale di approfondimento nell’ambito della divulgazione musicale di qualità. Ad annunciarlo il fondatore del blog di divulgazione che si evolve in un progetto di comunicazione integrata che sta acquisendo sempre maggiore credibilità nel mondo della musica in Italia.

Nascono le “Monografie” di Opificio della Musica.


A spiegare il progetto il fondatore di Opificio della Musica Emmanuele Macaluso: “Le monografie sono un’evoluzione del lavoro editoriale che ormai da 3 anni svolgiamo attraverso il blog - dichiara Macaluso, che continua - Fino ad oggi abbiamo fatto divulgazione musicale attraverso il linguaggio e gli spazi di lettura consoni al web, con un approfondimento relativo. Nel corso del nostro lavoro ci siamo imbattuti in storie e personaggi che meritano di essere raccontati in modo più approfondito. Per questo abbiamo deciso di proporre ai nostri lettori dei prodotti editoriali più complessi, che possono essere ritenuti veri e propri saggi, dedicati a coloro che vogliono investire maggior tempo e attenzione rispetto a quello strutturato per lo storytelling online. Questi prodotti divulgativi saranno identificati con il nome di “Monografie” e avranno un logo specifico che li renderà facilmente riconoscibili”.

Le monografie saranno pubblicate in versione digitale su apposite piattaforme e - in alcuni casi - anche in formato cartaceo e disponibili per il pubblico.

Il logo, nella sua versione principale, si presenta su un elegante sfondo color rosso, riporta la dicitura “MONOGRAFIA” in maiuscolo e in bianco, in aggiunta al logo “Opificio della Musica” in nero.

Non è stato annunciato quale sarà il tema dela prima monografia, alla quale lo staff di Opificio della Musica sta già lavorando, e che potrebbe portare anche ad una successiva evoluzione del progetto.

Opificio della Musica: Opificio della Musica (conosciuto come OdM) è un blog non periodico di divulgazione della cultura e del marketing musicale. Fondato nel 2022 da Emmanuele Macaluso, si pone come obiettivo quello di diffondere la cultura della musica di qualità, attraverso la condivisione di contenuti originali scritti dai propri autori e divulgatori. I suoi articoli pongono attenzione su artisti e musica di qualità e mettono in evidenza anche le attività che hanno a che fare con il marketing musicale e le strategie di comunicazione e music business.


Maggiori informazioni sui canali ufficiali:

Blog: https://opificiodellamusica.blogspot.com/

Pagina Facebook: https://www.facebook.com/opificiodellamusica

giovedì 11 febbraio 2016

CASE HISTORY: PAIGE SPIRANAC, QUANDO I VOLUMI CONTANO PIU’ DELLA BRAVURA



Issue n° 42


(Tempo di lettura: 3 minuti)



(Credits Photo: profilo facebook di Page Spiranac)


La ragazza che vedete nella foto si chiama Paige Spiranac. È una giocatrice di golf statunitense di 22 anni. Paige è arrivata alla ribalta delle cronache sportive (e non solo) di tutto il mondo per un episodio accaduto lo scorso dicembre. La golfista statunitense infatti, è stata invitata dagli organizzatori all’Omega Dubai  Ladies Masters, uno dei principali tornei di golf al mondo, al quale si accede entrando in una “graduatoria” di merito acquisito nelle gare precedenti. Fin qui nulla di strano, tutto nell’ordine delle cose nel mondo dello sport, e del golf.
A dirla tutta, Paige ha partecipato a quella gara pur non avendo acquisito precedentemente il diritto a farlo per meriti sportivi. Prova ne è il fatto che ha terminato il torneo alla 101esima posizione su 103 partecipanti.
Paige è stata invitata per la sua avvenenza e per i suoi volumi sui social (1). Proprio così, gli organizzatori hanno visto in Paige la capacità di portare nuovo pubblico, e nuove attenzioni, grazie al forte ascendente sviluppato sui social. Semplificando: è come se al torneo di Dubai avessero invitato il pubblico più che la golfista.
Questa, se ancora ce ne fosse bisogno, è l’ennesima prova di quanto sia ormai necessario, per un personaggio “pubblico”, avere dei volumi di apprezzamento sui social derivanti da un’azione efficace di personal branding.
La dimostrazione lampante di quanto appena affermato arriva nelle ore successive al torneo.
Come è possibile immaginare, le altre atlete non hanno accolto Paige con i guanti, e non hanno nascosto il loro astio con i media, che hanno riportato immediatamente la notizia. Dapprima sulla stampa di settore, e successivamente su quella generalista e di gossip.
Un vero e proprio pandemonio che Paige (o forse il suo entourage) ha saputo mettere “in cassaforte” a proprio vantaggio.
Infatti all’attività sui social, si è aggiunta quella di Relazioni Pubbliche e di stampa che ha fatto lievitare il valore commerciale dell’atleta.
Grazie al tam tam mediatico, i fan virtuali (e reali) si sono moltiplicati andando ad incrementare il patrimonio di pubblico di Paige. Proprio quella “moneta” che ha portato la ventiduenne a Dubai. La rassegna stampa ha raggiunto numeri da capogiro, mentre le azioni di RP hanno portato ad un intreccio di relazioni istituzionali e tecniche che hanno innalzato la 101esima classificata del torneo nel gotha del golf mondiale.
Basti pensare allo spazio che “Golf Digest” – autentica bibbia del golf mondiale – ha dedicato alla nostra “webstar”, con tanto di consigli tecnici sullo swing, che forse sarebbe stato opportuno chiedere alle altre 100 classificate prima di lei.
Un’azione di comunicazione integrata e di capitalizzazione del risultato di grandissimo impatto sotto molti punti di vista.
 Non è mia intenzione dare giudizi su Paige come atleta, così come ritengo inutile ribadire la mia posizione sulla meritocrazia, tuttavia non possiamo non focalizzarci sul fatto che ormai le regole “del gioco comunicativo” e i nuovi modelli di business si basano sui parametri utilizzati dall’atleta statunitense.
Non è più efficace  pensare che “basta essere bravi” nel proprio lavoro per avere delle opportunità per dimostrarlo. Nella strategia di creazione delle opportunità bisogna inserire la “dote del pubblico”. Un pubblico certificato virtualmente ma con la base piantata nel mondo reale. Tutto questo solo per avere la possibilità di poter in seguito capitalizzare il risultato attraverso un’azione di RP, stampa e comunicazione integrata.
Paige non sarà la migliore golfista al mondo, ma oltre ad essere indiscutibilmente bella, ha avuto la capacità di attuare una strategia di personal branding vincente.
Vale la pena interrogarsi sulla propria… 

Emmanuele Macaluso  


Note:

(1) Di seguito i volumi raggiunti da Paige Spiranac aggiornati al 10 febbraio 2016:Pagina Facebook  98.615 “like” / Profilo Twitter 74.500 “followers” / Instagram 613.000 “seguaci”

domenica 21 settembre 2014

GLI U2 E APPLE SONO I SECONDI A NON REGALARE UN ALBUM, MA UNA STRATEGIA DI MARKETING


ISSUE n° 38
(Tempo di lettura: 6 minuti)
Ci sono date che contano più di altre. Alcune per motivi storici, altri per motivi commerciali e altre ancora perché rendono tutto diverso. In altre parole, ci sono momenti in cui tutto cambia.
Una di queste è il 9 settembre 2014, giorno in cui gli U2 e Apple hanno contribuito a cambiare le regole del business musicale e contemporaneamente hanno certificato indirettamente alcune priorità che sono state sempre sottovalutate da molti “tecnici” e dal mercato.

Lo scorso 9 settembre, Apple ha donato ai propri utenti I-Tunes l’ultimo album della band irlandese. Gli utenti hanno trovato nella propria libreria il file pronto per essere scaricato gratuitamente. Tutti, anche quelli che mai avrebbero comprato un album della band di Bono Vox. Secondo il comunicato apparso  nella pagina creata appositamente sul sito ufficiale Apple, l’operazione avrebbe interessato circa 500 milioni di utenti. Numeri da capogiro, talmente grandi da rendere difficile comprenderne la reale grandezza. Cerchiamo di farlo. Se è vero che in Italia ci sono circa 60 milioni di persone, immaginate che tutti gli abitanti di più di 8 Italie siano entrati in contatto con questo progetto.
Per prepararmi alla stesura e all’analisi di questo articolo, come sempre, mi sono informato e ho letto qualche decina di articoli.
Una delle cose che mi ha colpito maggiormente è che, testate musicali comprese, nessuno ha preso minimamente in considerazione la qualità del prodotto musicale. Nessuno ha sottolineato in qualche modo la bontà dell’album. Sarà bello? Orribile? Mediocre? Sembra che nel caso specifico non importi a nessuno. Ed è proprio così. Infatti, non a caso, ne parliamo su The Marketing Blog Italia.

Il vero “prodotto” da vendere è un’enorme operazione di marketing e d’immagine. L’album non è altro che un pretesto.

A dirla proprio tutta, l’album non sarà proprio del tutto gratis, infatti il prossimo 13 ottobre uscirà nella sua versione “fisica” e non digitale. E i veri fan, che sono anche collezionisti, compreranno l’oggetto da esporre in casa.
Ma qual è davvero la vera straordinarietà di questa operazione di marketing? Semplice, non ha nulla a che fare con la musica, ma con i numeri. Gli U2 hanno venduto - e a caro prezzo - ad Apple il proprio pubblico reale e potenziale. Di fatto hanno “ceduto in usufrutto” la propria credibilità e i propri volumi. In altre parole tutti  i risultati della passata strategia di brand management.
Apple invece, oltre al denaro, ha messo nel piatto anche i propri utenti e il loro spazio digitale.
Ad essere sinceri, questo accordo non è il primo del genere. Infatti, già nel luglio del 2013, Jay Z (oltre 21 milioni e mezzo di fan sulla sua pagina Facebook) ha regalato il suo Magna Carta Holy Grayl ad un milione di utenti della Samsung, firmando un accordo per una app con il colosso coreano.
Nell’eterna diatriba tra Samsung e Apple un altro punto a favore dei coreani.

Ma torniamo al caso degli U2. Quali sono i parametri che hanno fruttato agli irlandesi qualche milione di dollari e un nuovo numero di utenti potenziali? A proposito, la cifra alla base dell’accordo non ci è data saperla.
I parametri la centro della transazione sono: valore del brand “U2”, anni di carriera, numero degli album e volumi di vendita, premi e riconoscimenti, press review, valore d’immagine delle attivitò sociali e di CSR, numero e imponenza dei tour, numero dei fan incontrati durante i concerti e le manifestazioni.
A questo bisogna aggiungere la salute del “corpo digitale” della band.
Proprio così, sono fondamentali il numero dei contatti sul sito ufficiale e la capacità di attrarre, di rimanere in contatto e coinvolgere i propri fan attraverso i social. Fattori resi ancora più essenziali, visto che l’intera operazione è digitale.
A questo proposito, è molto interessante l’immagine iconica scelta per “visualizzare” l’operazione: un vecchio vinile con il titolo scritto a mano. Foto scelta per attivare i marcatori somatici e aiutare il nostro cervello a riconoscere e percepire come “più reale” un’azione puramente virtuale.
Anche in termini di social gli U2 sono dei giganti, anche se a dire il vero non dei titani.
I fan della pagina Facebook sono più di 18 milioni e i follower su Twitter sono più di 315.000. (1)
Dati lontani rispetto al già citato Jay Z e ad altri colossi digitali come Bon Jovi, Queen, Michael Jackson, Beyoncé e altri. Analisi, sia ben chiaro, che si vuole basare solo su dati statistici e non su fattori musicali. (2)

Concludendo, la transazione economia alla base dell’accordo tra l’azienda californiana e gli U2 si basa sui volumi e su un nuovo modo di monetizzare il lavoro svolto dalla band e dall’ufficio marketing in passato. A capo  di questa operazione, e del cambiamento concettuale che ne è alla base, non troviamo più Paul McGuinness (storico manager della band ndr), ma Guy Oseary, già manager di Madonna.
Personalmente, non posso che trovare molti spunti di riflessione per la mia professione da questa immensa operazione di marketing, che troveranno adattamento nelle mie prossime strategie. Qualcosa è cambiato per sempre ed è arrivato il momento per i tecnici e per il mercato  di comprendere che spesso il vero prodotto venduto non è quello che viene proposto come tale, ma il pubblico potenziale che sarà coinvolto dal progetto. Questa operazione ufficializza il fatto che spesso l’apparente prodotto è il famoso “specchietto per le allodole”. Ma ancor di più, viene certificato in modo globale che parole come “personal branding” e “brand management” sono la moneta di scambio alla base del business.
Questa operazione di marketing avviene proprio mentre sono impegnato in uno studio internazionale indetto dal Global Marketing Research Institute, relativo alla creazione della credibilità dei musicisti attraverso i social media, e ha confermato molti dei dati preliminari attualmente in nostro possesso. I risultati definitivi saranno divulgati dall’Istituto nei prossimi mesi e ve ne darò conto anch’io.

A proposito, l’album degli U2 si chiama “Songs of innocence”, è formato da 11 tracce e a detta di chi lo ha ascoltato non parrebbe il miglior album della band, The Marketing Blog Italia si pregia di essere tra i primi a scriverlo. Ma come abbiamo visto, in questo caso, la musica non è la cosa più importante. Purtroppo.

(1) Dato aggiornato al 20/09/2014
(2) Michael Jackson (78.871.785 fan su Fb e 1,75 MLN di follower su Twitter) – Bon Jovi (27.062.705 fan su FB e 1,52 MLN su Twitter) – Queen (28.298.840 fan su FB e  694.000 su Twitter) – Beyoncé (64.363.813 fan su FB e 13.6 MLN su twitter)

martedì 7 gennaio 2014

LA STATISTICA E’ VERA MA NON LA DICE TUTTA…


Issue n° 34



(tempo di lettura 5 minuti)



E’ l’inizio dell’anno! Beh, questa non è una novità. Infatti i giorni “a cavallo” delle festività natalizie, oltre che di propositi, sono di solito ricchi anche di statistiche, che ci vengono offerte dai telegiornali e dai media, e che nonostante abbiano il potere di influire (spesso negativamente) sul nostro umore, spesso non hanno un gran senso. Ovviamente i media, facendo ormai il mero lavoro dei “passacarte di massa” non ci pensano minimamente ad analizzarli e a metterli a disposizione del pubblico in modo corretto e coerente.

Un paio di esempi:

Anche quest’anno c’è stata una diminuzione dei consumi di carne e pane, mentre vanno a gonfie vele i prodotti del comparto elettronico, tra cui tablet e smartphone.

Ma come si comprano più telefonini che carne?

Premettendo che trovo poco intelligente (per non dire di peggio), che la persona davanti a noi si lamenti del fatto che non arrivi a fine mese, per poi interrompere una conversazione (sempre con noi) e rispondere ad una chiamata impugnando un oggetto dalle basse performance e dal costo di circa 700 euro… la statistica di cui sopra, se ci pensi non ha un gran senso, non credi? Di fatto non tiene conto di un fattore economico e sociale che “dopa” i dati.

Quando vai a fare la spesa per comprare la carne (operazione che si svolge più volte all’anno), di solito non accedi al credito (o debito) al consumo. Di fatto non attivi un finanziamento, e quindi compi l’acquisto con la disponibilità che hai in tasca o sulla carta di credito in quel momento. Quando vai a comprare un tablet o uno smartphone è ormai una consuetudine rateizzare il debito. Operazione che tra l’altro fa comodo a quasi tutti i protagonisti della transazione. La casa produttrice attraverso il rivenditore vende il prodotto, l’agenzia finanziaria fa il finanziamento, guadagnando sugli interessi, o nel caso non ci fossero sulla spesa di apertura pratica e sul fatto che si viene in possesso dei dati sensibili del nuovo contraente, e infine il cliente, che si indebita acquistando un oggetto che difficilmente potrebbe pagare in contanti. Curioso il fatto che spesso il debito contratto duri di più dell’oggetto acquistato… ma questo è un altro discorso.

Ovviamente, questa dinamica, anche se con qualche piccola variante, vale anche per i prodotti “dati” o “regalati” in cambio di 2 anni di fedeltà (e canone) con lo stesso operatore telefonico.

Si evince quindi, che nel primo caso, compri se te lo puoi permettere, nel secondo invece compri anche se non puoi, e poco importa se anche per  i “maniaci” della privacy si debbano dare oltre al denaro, informazioni e geolocalizzazione pubblica ogni volta che si accede e si utilizza un social network.

In più la carne e il pane si comprano più spesso, e il rapporto prodotto prezzo ha un senso più umano… meno legato al brand.



- Il secondo esempio è legato ad un altro tormentone delle vacanze di fine anno: il cinema.

La cosiddetta classifica dei film più visti. Su Wikipedia è disponibile la classifica degli incassi dei film a livello mondiale. (1)

La prima cosa che colpisce è che i primi due film sono di James Cameron. Il primo è Avatar (2009), con  2.782.275.172 di dollari e il secondo è Titanic (1997) con  2.186.772.302 di dollari.

La seconda cosa che colpisce è che Titanic è l’unico film tra i primi dieci del secolo (o del millennio) scorso.

Ma cosa è successo in quel decennio? In un continente abbastanza periferico dell’utenza cinematografica, cioè l’Europa, nel frattempo è cambiata la valuta, e in più, prendendo sempre  in considerazione i primi due film della classifica, sono successe un altro paio di cosette. In primis ci sono stati 12 anni di inflazione e di innalzamento del costo dei biglietti, e in seconda battuta è stato “commercializzato” il 3 D.

Un biglietto di Titanic quanto costava? 7/8 mila lire? L’equivalente di circa 4 euro? Esageriamo, facciamo 5! Così ti semplifico il calcolo!

Quanto costa un biglietto per vedere un film in 3 D? 9 Euro?

Vuoi vedere che, calcolatrice alla mano, Avatar non è stato quel fenomeno culturale che ci hanno voluto vendere? Magari è stato visto al cinema da poco più della metà di quelli che hanno visto Titanic?

E’ vero anche che nel frattempo è aumentato anche il numero di download illegali, ma le performance volumetriche in termini di “biglietti staccati”, per quanto straordinaria, non è minimamente paragonabile al film del ’97.

Per chiudere, voglio farti una sola domanda? Quante volte hai analizzato davvero una statistica prima  che questa ricadesse sul tuo umore?

Bene, ora ti ho dato lo spunto per farlo. Chissà, magari potresti segnalarmi altre cose interessanti e potremmo condividerle dalle colonne di questo blog.

E probabilmente potresti vivere più serenamente, senza incorrere in quella strategia della manipolazione della massa attraverso i media scritta da Noam Chomsky e di cui avevo parlato in questo post http://emacaluso.blogspot.it/2012/03/tutto-si-ripete-perche-tutto-si-conosce.html



Io ti segnalo infine, che The Marketing Blog è ora anche su Facebook, e che puoi mettere il tuo “mi piace” alla pagina e seguirmi in real time anche su quella piattaforma.




Come sempre, ogni tuo suggerimento, e commento è gradito e meriterà una mia risposta.

Ci “leggiamo” il prossimo mese, con un articolo che ti anticipo sarà destinato a creare molto scalpore nella comunità scientifica italiana.

A proposito! È l’inizio dell’anno. Buon 2014!



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