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venerdì 16 aprile 2021

CSR: COSA SIGNIFICA ESSERE UN ATLETA O UN'ORGANIZZAZIONE SPORTIVA GREEN

(Tempo di lettura: 3 minuti)

Questo è un articolo diverso dagli altri. Non parlerò della mia evoluzione sportiva e del mio debutto sportivo. Di questo parleremo prossimamente. Desidero condividere con te una cosa che mi sta molto a cuore e che per me vale più di una vittoria.

Lo scorso febbraio, così come faccio per tutti i progetti che gestisco, ho ritenuto opportuno pubblicare il bilancio sociale e di missione di EM314. (1)

Per i non addetti ai lavori, il bilancio sociale è un documento formale attraverso il quale un’azienda rende pubblici alcuni dati strategici, soprattutto quelli legati alle ricadute dal punto di vista sociale e ambientale.

Tecnicamente, nel caso volessi approfondire, ci troviamo in un ambito aziendale che si chiama CSR (Corporate Social Responsability), ovvero responsabilità sociale e d’impresa.

Una scelta di trasperenza che ritengo doverosa, nonostante l’ormai ben noto rinvio del mio debutto sportivo del 2020 a causa dell’emergenza sanitaria Covid-19.

Personalmente non mi sembrava una cosa diversa rispetto a quello che faccio di solito nella mia vita professionale che, per chi non lo sapesse, si svolge nell’ambito del marketing e della comunicazione scientifica. Anzi. Da quando nel 2011 ho pubblicato il mio Manifesto del Marketing Etico (2), tutti i progetti che dirigo sono sottoposti alla pubblicazione di questo documento.

È risultato che alcuni importanti organi di stampa (3) abbiano messo in evidenza che sia stato il primo singolo atleta nella storia dello sport italiano a pubblicare un bilancio sociale. Dico singolo atleta, in quanto alcune società di calcio sono società per azioni e devono quindi pubblicarlo per legge.

Sono stato definito l’atleta più green d’Italia. Alcune testate hanno sostituito l’aggettivo inglese “green” con quello italiano “sostenibile”.

In un primo momento mi sono sentito onorato e – onestamente – anche un po’ frastornato nell’apprendere che qualcosa che per me “è normale” rappresentasse una prima assoluta a livello nazionale.

Dopo un primo momento di euforia e confusione sono passato alla fase successiva. Quella in cui senti il peso della responsabilità.

Lungi da me fare il personaggio afflitto e dannato dal peso del successo. Il successo è come la vittoria. La più bella sarà sempre quella successiva.

Tuttavia, da atleta e esperto di marketing e comunicazione mi sono posto molte domande. La mia sensibilità ai temi etici e ambientali è risaputa (vedi il già citato Manifesto) e anche nelle mie sessioni di docenza, investo molto tempo a parlare di tematiche sostenibili.

Mi ha stupito che in un mondo dove slogan come “Non abbiamo un pianeta B”, con le vendite delle auto ibride che salgono, proprio in un ambito carico di valori ed esempi positivi come quello sportivo, non esiste un vero e proprio “sistema etico-sostenibile individuale”.

In fondo, se ci pensi, la maggior parte dei grandi atleti che conosciamo sono “aziende con le gambe” con tanto di dipendenti, collaboratori, consulenti e una platea formata da migliaia (se non milioni) di occhi.

Condivido questi miei pensieri con te, per stimolarci ad una riflessione, e per ragionare su quei comportamenti virtuosi che potremmo compiere individualmente ogni giorno. Un comportamento individuale adottato da molte persone… diventa di massa.

Nelle scorse settimane mi è stato chiesto da giornalisti, conoscenti o semplici curiosi del web quali siano le azioni che compio al di là della pubblicazione del bilancio sociale di EM314.

Ho deciso quindi di scrivere questo articolo inserendo le mie attività sostenibili, in modo da potermi permettere il lusso di fornire un link, al posto di una lunga risposta. Nelle righe che seguono troverai le azioni che io (a titolo anche personale) e le persone che mi accompagnano nella mia avventura sportiva mettiamo in atto quotidianamente.

Se ritieni che possa fare meglio (e di più) sono a disposizione per valutare tecnicamente ogni miglioramento e integrazione alle buone prassi che leggerai di seguito. Io e i miei consulenti rimaniamo a tua disposizione per migliorarci. Magari insieme. Nel limite del possibile e del buon senso.

Grazie per avermi dedicato la tua attenzione e buona lettura per le righe che seguono.

Emmanuele Macaluso

 

Attività sostenibili attuate da Emmanuele Macaluso / EM314:

- Minimizzazione dell’impatto ambientale dell’atleta: EM314 si impegna a non rilasciare nell’ambiente nessuno scarto o rifiuto durante le attività di allenamento e/o in gara. Borracce e tutti i materiali riutilizzabili sono riportati alla base e riutilizzati, mentre gli incartamenti degli integratori e degli accessori tecnici vengono smaltiti solo al termine della sessione sportiva secondo le logiche di differenziazione dei rifiuti urbani. L’impronta ambientale di EM314 è quanto più possibile vicina allo zero.

- Sensibilizzazione al rispetto dell’ambiente: Attraverso gli organi di stampa e i social media, EM314 si impegna a sensibilizzare l’opinione pubblica sui temi ambientali. La disciplina scelta dall’atleta è per definizione “green”. Diventa essenziale quindi condividere con il pubblico i valori della montagna e dello sport.

- Global Ambassador di “Mission Dark Sky”: EM314 è Global Ambassador di “Mission Dark Sky”, la campagna globale di sensibilizzazione sulle conseguenze dell’inquinamento luminoso sulla salute umana e sull’ambiente.

- Testimonial di “Giù le Mani dai Bambini”: Dal 2008, Emmanuele Macaluso è testimonial della Campagna di Farmacovigilanza contro l’abuso di psicofarmaci “Giù le Mani dai Bambini” Onlus.

- Adesione ad altre campagne sociali: EM314 aderisce alla campagna sociale “Manifesto dello Sport” e alla campagna sulla sicurezza stradale “Io rispetto il ciclista”.

- Ricadute sociali - Un case history universitario: Nel 2020, EM314 diventa un case history universitario a seguito della condivisione gratuita della rimodulazione della strategia di marketing per l’emergenza sanitaria Covid-19 (4). Tale documento ha avuto un notevole impatto sociale perché ha permesso a molte società sportive di sopravvivere allo scenario di crisi, dando spunti e opportunità ai dirigenti delle piccole società sportive, al fine di poter continuare a impegnare i ragazzi in attività socialmente sane, lontani dai pericoli della strada.

- Scelta di mezzi di trasporto con il minor impatto ambientale possibile: EM314 si impegna a scegliere, laddove sia geograficamente possibile, di non utilizzare voli aerei per le attività logistiche sportive. L’aeroplano, secondo molte fonti scientifiche, è il veicolo più inquinante. In relazione agli spostamenti a bordo di automezzi, EM314 e lo staff si impegnano ad ottimizzare il numero dei partecipanti a bordo del mezzo e a gestire lo spostamento con uno stile di guida che riduca l’impatto ambientale.

- L’impegno oltre allo sport: Oltre ad essere un’atleta professionista, Emmanuele Macaluso è un noto esperto di marketing. Autore di saggi e centinaia di articoli, nel 2011 pubblica il “Manifesto del Marketing Etico”, documento al centro di molte attività di responsabilità sociale da parte di aziende e università in Italia e all’estero. Nelle attività di docenza, Emmanuele si impegna, secondo spirito di professionalità, a inserire attività di buone prassi energetiche e ambientali.

 

Nota di CSR: Questo articolo rimarrà qui a tua disposizione e potrai rileggerlo tutte le volte che vorrai. Non stamparlo. Limitando l’utilizzo di carta farai anche tu la tua parte a tutela del nostro pianeta. Grazie da parte di EM314 e di tutto lo staff.

 

 

Note:

(1) Il Bilancio sociale 2020 di EM314 è scaricabile gratuitamente al link https://independent.academia.edu/EmmanueleMacaluso

(2) Manifesto del Marketing Etico www.manifestodelmarketingetico.org

(3) Rassegna stampa disponibile al link http://www.emacaluso.com/EM314/press.htm

(4) Il Memorandum strategia di marketing EM314 a seuito del rinvio del debutto per l’emergenza sanitaria Covid-19 è scaricabile gratuitamente al link https://independent.academia.edu/EmmanueleMacaluso

mercoledì 2 settembre 2015

I SOCIAL HANNO RICADUTE NEL MONDO REALE? SI, E TI SVELO I NUMERI.



Issue n° 41

(Tempo di lettura: 7 minuti)

ATTENZIONE: Quella presente in questo articolo non è la pubblicazione scientifica formale della ricerca denominata “Studio sulla creazione della credibilità percettiva attraverso i social media”, ma la pubblicazione dei soli risultati. L’autore si rende disponibile alla divulgazione dell’intero studio mediante le riviste scientifiche accreditate che la richiederanno.


Ogni studio o ricerca scientifica parte da delle domande. La domande che mi sono posto all’inizio dello studio sono state: Quale può essere l’impatto che le informazioni virtuali che acquisiamo dai social hanno sulla vita reale? Esiste un collegamento tra virtuale e reale? Quanto il virtuale può concretamente influire sul reale? Qual è il potenziale economico che si può sviluppare attraverso una corretta azione di personal branding a costo zero?
È per dare delle risposte a queste domande, e soprattutto dei dati oggettivi, che nel luglio 2014 ho coinvolto alcuni esperti di marketing, Relazioni Pubbliche e consulenti musicali per effettuare la ricerca denominata: “Studio sulla creazione della credibilità percettiva attraverso i social media”.

Parametri:
Lo studio ha dei parametri fissi che hanno lo scopo di non falsare il risultato statistico.
- Non utilizzare nessun servizio a pagamento (abbiamo infatti voluto ricreare in tutto e per tutto le condizioni che ha a disposizione un utente base).
- Suddividere lo studio in 2 fasi: nella prima il soggetto virtuale crea una sua credibilità e si inserisce tra gli utenti; nella seconda sviluppa la credibilità della propria professionalità. (Semplificando: nella prima fase si crea la credibilità del personaggio, nella seconda quella del suo prodotto).
- Le due fasi durano ognuna 30 giorni, per un totale di 60 giorni con una pausa intermedia per analizzare i dati della prima e preparare la seconda.
- Dell’avatar creato per lo studio - un musicista - non deve essere pubblicata nessuna presentazione video e musicale. (Di fatto non esiste una sola nota dell’avatar, semplicemente perché non esiste).
- I dati vanno analizzati solo attraverso software generici e non specifici. (Gli stessi che avrebbe a disposizione un utente medio).
- i dati devono essere divulgati all’opinione pubblica attraverso canali di divulgazione diretti e indiretti.

Obiettivo della ricerca:
- Valutare e acquisire dati circa l’influenza dell’ambiente virtuale su quello reale attraverso una strategia di marketing e personal branding a costo zero.
- Condividere gratuitamente i risultati acquisiti.

Ricerca e metodo:
La ricerca ha previsto la creazione di un “personaggio pubblico”, nella fattispecie un musicista, su un noto social network per studiare l’interazione degli altri soggetti e quantificare il grado di popolarità raggiunta nei tempi prefissati. Come precisato precedentemente, non è stato previsto nessun tipo di attività a pagamento.

Risultati:
Alla fine dei 60 giorni di ricerca, sono state 4.977 le persone che attraverso l’apposito tasto virtuale hanno deciso di apprezzare e/o seguire il “personaggio pubblico” creato per la ricerca. Secondo i dati raccolti prima della ricerca, possiamo dire che il risultato raggiunto rappresenta un dato medio di almeno 5 volte superiore rispetto alla media raggiunta dagli artisti che operano nello stesso ambito artistico specifico. Questo nonostante il fatto che questi ultimi siano iscritti al social da un tempo decisamente maggiore rispetto ai 60 giorni della ricerca.
Anche nelle dinamiche sviluppate sui social, sono stati osservati comportamenti già molto noti ai sociologi in ambito reale, tra questi spicca il conformismo sociale.
Per semplificare: il conformismo sociale è quel meccanismo secondo cui, per un individuo, è più facile fare un’azione se questo vede che la stessa azione viene compiuta da altri suoi simili. Si è notato che la progressione che è andata verso il risultato definitivo è aumentata in parallelo con la crescita del numero dei fan del nostro “personaggio pubblico”.
Una sorta di piano inclinato sociale nel mondo virtuale.
Se il fatto di avere dei numeri precisi e statisticamente rilevanti avrebbe già giustificato un impegno professionale di due mesi di operatività, dobbiamo segnalare che si tratta solo della punta dell’iceberg. I risultati più rilevanti infatti sono quelli che hanno visto le comunicazioni “in privato” tra gli altri utenti e il nostro avatar.

Alla fine dei 60 giorni di ricerca, il nostro “personaggio pubblico” ha ricevuto le seguenti opportunità professionali:
- 3 inviti a suonare dal vivo (dietro compenso)
- 3 interviste radiofoniche
- 1 invito a partecipare ad una trasmissione televisiva in un’emittente regionale
- 1 invito a partecipare ad un contest musicale
- 1 invito all’invio di materiale musicale verso un’etichetta musicale
- 1 invito all’invio di materiale musicale verso un organizzatore di eventi

Conclusioni generali
Una delle ragioni che sono alla base della conduzione di questo studio è stata la percezione (trasformatasi poi in certezza scientifica) che i social hanno un’influenza molto marcata nei confronti dei propri utenti. Influiscono nelle loro possibilità di scelta, nella creazione dei propri modelli di riferimento e nelle dinamiche sociali, da quelle più comuni a quelle più complesse.
La credibilità raggiunta dall’avatar, con l’ausilio di qualche post ben strutturato e con la scelta di qualche immagine non ha nessun riscontro logico e razionale con la realtà. Pensiamo solo al fatto che di questo “personaggio pubblico” non esiste neppure una foto del suo volto. Per creare l’immagine del profilo infatti, abbiamo dovuto “prestargli un corpo”, il cui volto era coperto da un cappello. Dell’avatar, lo ricordiamo, non esiste nessuna canzone o attività in ambito reale, in quanto non esiste.
Eppure le persone che hanno espresso il gradimento per questo fantomatico artista basterebbero per riempire la curva di uno stadio di medie dimensioni.
Ma ancor di più, è interessante la possibilità che ha avuto l’avatar di generare potenziali profitti senza avere neppure un prodotto reale, grazie alla creazione di una credibilità fondata sulla pura virtualità.
Più volte è capitato, durante riunioni di coordinamento, di chiederci come sia possibile non vivere di musica con un eventuale prodotto reale a disposizione.
Forse questi risultati dovrebbero far riflettere quelle migliaia di artisti (o presunti tali) che sbagliano il proprio approccio strategico e psicologico.
Durante la fase di ricerca abbiamo operato sotto il controllo di un Comitato Etico Scientifico, poiché il nostro intento non è mai stato quello di ingannare le persone (vere o presunte) che popolano i social, ma al contrario volevamo – e vogliamo tutt’ora – dimostrare l’importanza di un approccio meno “leggero” e di fiducia verso questo tipo di strumento, che si sta trasformando da canale di intrattenimento a canale di influenza sociale, culturale e di mercato.
Quindi l’invito è quello di valutare con maggiore attenzione e consapevolezza le conseguenze che il nostro “mondo virtuale” ha nei confronti di quello “reale”.

Conclusioni personali
I fatti di cronaca ci danno degli avvertimenti che a mio giudizio vengono ingiustificatamente ignorati. È dello scorso 26 agosto l’episodio di un ex reporter statunitense(1) che, a suo dire, era stato ingiustamente licenziato dall’emittente televisiva per la quale lavorava. L’uomo ha filmato con il proprio telefonino l’omicidio che ha commesso ai danni di un’ex collega e del cameraman, avvenuto mediante arma da fuoco, mentre questi intervistavano una donna. Anche quest’ultima rimasta ferita.
L’omicida prima di suicidarsi, nella sua scala di priorità, ha voluto postare il video sui social prima di farla finita. Un ennesimo atto concreto che ci indica quanto siano percepiti come prioritari ed importanti le piattaforme di condivisione. Piattaforme che, tra l’altro, si stanno strutturando e trasformando da social a media con servizi a pagamento.
Tra i dati che vanno a completare ed integrare quelli ottenuti dalla ricerca, si possono (e devono) aggiungere quelli che vedono crescere il numero dei soggetti seguiti da cure sanitarie per lo sviluppo di dipendenza dall’utilizzo dei social, che molto spesso portano i soggetti ad isolarsi dalle relazioni reali a discapito del proprio lavoro e dei propri affetti.
Le potenzialità del web e dei social nell’acquisire dati da studiare e utilizzare a fini sociali e di mercato è stata addirittura “istituzionalizzata”. Avrai notato infatti che da qualche mese i siti internet hanno avvisi che indicano il potenziale utilizzo di cookies. Ti sei preso del tempo per capire il perché? Quegli avvisi sono il frutto di una normativa del Garante della Privacy(2)  che tenta di regolarizzare, o almeno informare, circa queste attività di profilazione.

Concludendo, quello che abbiamo voluto dimostrare è la facilità con la quale possiamo essere influenzati e messi alla mercé di chi ha gli strumenti e le risorse tecniche ed economiche per pilotare le nostre scelte in molti ambiti sociali ed economici.
Non esistono “amici” o “followers” che ci seguono davvero, nonostante la creazione di un’auto-percezione che ci vuole personaggi pubblici solo perché sotto una nostra foto, per pura cortesia o per eventuali secondi fini, qualcuno in modo virtuale esegue, con un semplice click, un distratto segno di apprezzamento.
Il nostro Paese in realtà è ricco delle più belle piazze del mondo, forse dovremmo rieleggerle a nostri social. Chissà, forse potremmo goderci qualche apprezzamento vero.
La scienza esiste per farci evolvere e per aiutarci. Condividi e parla di quanto hai letto, non attraverso i social, ma attraverso le tue relazioni. Non possiamo permetterci di inviare un “grido di allarme”. Il nostro ruolo ci impone di studiare, osservare, dimostrare e divulgare e non di scendere sul piano degli “urlatori da social, dei falsi sensazionalisti e dei complottisti”.
Abbiamo il dovere di condividere saperi, e quelli che hai acquisito in questi pochi minuti sono a mio avviso importanti. Questa ricerca sarà citata in un libro, a cura di uno dei massimi esperti di Relazioni Pubbliche italiani e sarà probabilmente oggetto anche di una mia pubblicazione formale.
Aiutaci a diffonderla anche tu attraverso i tuoi canali e il tuo contributo.
Grazie per quello che farai.
Emmanuele Macaluso

(1) http://www.corriere.it/esteri/15_agosto_26/usa-giornalista-cameraman-uccisi-colpi-pistola-diretta-tv-435bbfca-4bf4-11e5-b0ec-4048f87abc66.shtml?refresh_ce-cp
http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/08/26/usa-killer-spara-troupe-televisiva-reporter-e-cameraman-uccisi-diretta/1985159/
http://www.repubblica.it/esteri/2015/08/26/news/usa_giornalista_e_cameramen_uccisi_durante_una_diretta_tv_in_virginia-121662692/?refresh_ce
(2) http://www.garanteprivacy.it/cookie
http://www.lastampa.it/2015/06/03/tecnologia/cosa-cambia-con-la-nuova-normativa-sui-cookie-ROzQZqHOaIF96jYP8VbAnJ/pagina.html
http://www.profiliaziendali.info/siti-web-dal-3-giugno-2015-nuova-normativa-cookie/

mercoledì 22 ottobre 2014

IN LIBRERIA DIRTY MARKETING, IL SECONDO LIBRO DI EMMANUELE MACALUSO



Dirty Marketing, il nuovo libro dell’esperto di marketing Emmanuele Macaluso, è finalmente arrivato nelle librerie.

Edito da Golem Edizioni, è un saggio che in modo semplice e puntuale svela molti trucchi del marketing sporco con i quali i consumatori entrano inconsapevolmente in contatto tutti i giorni.

Nelle 224 pagine del libro, Emmanuele Macaluso (già autore del Manifesto del Marketing Etico e di un precedente saggio intitolato "Bende Invisibili" ndr) tratta temi complessi e spinosi quali il neuromarketing, la persuasione occulta e ne fa vedere concretamente le applicazioni nella vita reale. A questi temi aggiunge esempi pratici, accompagnando il lettore a fare un giro tra le mille insidie di un supermercato o analizzando i danni sociali e psicologici creati dall’utilizzo dei social media.

Un viaggio nei coni d’ombra della pubblicità, del giornalismo e dei media, tra momenti seri e altri più divertenti e dinamici.



SCHEDA DEL LIBRO

Titolo: Dirty Marketing

Sottotitolo: Quando tutto è una menzogna, solo la realtà può salvarti

Formato: Brossura

Editore: Golem Edizioni - Torino

Collana: Uomo - Saggi

Anno di pubblicazione: 2014

Lingua: Italiano

Pagine: 224



Sito Web: www.dirtymarketing.it

Pagina Facebook: www.facebook.com/DirtyMarketingBook

Twitting: #DirtyMarketing



SINOSSI

“Le nostre scelte e i nostri acquisti potrebbero non essere davvero nostri”



Cosa ci spinge a fare un acquisto? È davvero una nostra libera scelta, o qualcuno ci manipola e noi rispondiamo semplicemente a degli stimoli? Quando entriamo in un supermercato, decidiamo noi dove spingere il carrello? E se la nostra realtà fosse una percezione così ben congeniata da diventare la nostra realtà?

Ci sono studi e segreti messi a disposizione del dirty marketing, che impattano contro le nostre vite decine di volte al giorno, che influenzano le nostre scelte con conseguenze che ricadono non solo su noi stessi. Esistono stimoli, luoghi comuni e azioni di comunicazione in grado di pilotare il nostro comportamento.

L’autore del Manifesto del Marketing Etico, acclamato dalla stampa come una “science-star” del marketing, con un linguaggio puntuale dal punto di vista scientifico, ma chiaro anche per i profani, ci guiderà attraverso i lati oscuri del marketing, offrendoci la soluzione più efficace per difenderci: la consapevolezza.

Sei pronto a conoscere la realtà e a difenderti?



Dal libro: "Pensa all’ultima merendina che hai mangiato, e che è finita nel tuo carrello perché la mamma te la faceva trovare sul tavolo la mattina per colazione. Non è un caso che alcuni prodotti vivano per intere generazioni di consumatori. Passano da padre in figlio, manco fossero un’eredità. Pensa alla macchina fotografica che ti sei fatto regalare, di quella marca giapponese specifica, perché non avresti mai potuto comprare un prodotto hi-tech di un Paese diverso da quello.

Ricorda il gingle pubblicitario che ti è venuto in mente quando hai visto un prodotto sullo scaffale. Ritorna al momento in cui, sentendo una canzone, hai ricordato e desiderato di essere in un luogo per te importante. E quel ricordo è stato così potente da averti convinto a tornarci. Cambiare rotta è difficile, ma possibile!

Pensare al marketing come qualcosa di giusto o sbagliato non è tecnicamente corretto. Come tutte le scienze gode di una sua neutralità. È un mezzo, non un fine. La responsabilità è strettamente legata alle scelte che vengono fatte circa l’applicazione e i fini delle strategie di marketing."



INDICE

Capitolo 1:   Dai persuasori occulti ad oggi

Capitolo 2:   Neuromarketing

Capitolo 3:   Realtà e percezione

Capitolo 4:   I marcatori somatici

Capitolo 5:   La privacy non esiste ed è anche colpa nostra

Capitolo 6:   Siamo tutti guru

Capitolo 7:   Facciamo un giro al supermercato

Capitolo 8:   Le parole del marketing

Capitolo 9:   Le false malattie

Capitolo 10: Vietato fare, te lo dico io!

Capitolo 11: Il greenwashing

Capitolo 12: Ricapitolando

Capitolo 14: Riflessioni

domenica 11 maggio 2014

ATTACCO ALL’EGO E ALLE RELAZIONI

Issue n° 37
(tempo di lettura: 3 minuti)

Siamo entrati in contatto con parole come reputation management e social media. Ci hanno fornito (a nostre spese) strumenti che “ci mettono in contatto” con il mondo in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo (rete permettendo).
Ma ti sei mai chiesto in che modo, questo nuovo modo di comunicare entra in connessione e condiziona le nostre vite, le nostre abitudini e le nostre attività relazionali? Ma soprattutto, questo mondo virtuale, può falsare la percezione che abbiamo di noi stessi in relazione al mondo che ci circonda?
Quante volte, prendendo la metropolitana, attraversando una piazza o semplicemente in un bar all’ora di pranzo, la nostra attenzione è stata attratta dalle persone attorno a noi? Quante di queste persone ci hanno sorriso, o hanno espresso a loro volta una qualsivoglia forma di attenzione verso di noi? Se la risposta è “capita sempre meno”, forse è quella corretta.
È sempre più facile trovare persone isolate in mezzo alla gente, alle prese con lo smartphone e il proprio profilo, intente a curare le proprie relazioni in modo assolutamente virtuale. Tutto questo, ovviamente, ignorando le persone intorno o addirittura provando fastidio per la vicinanza dei propri simili.
Se è vero che ognuno di noi è un mondo, sembra che non esista più un  universo. Tuttavia, la cosa peggiore è che nel nostro mondo noi siamo i re e le regine, ma il “popolo” non esiste davvero e soprattutto, che siamo alti, biondi, belli e con gli occhi azzurri, ce lo diciamo da soli. A volte in questo mondo costruiamo anche un tribunale, dal quale giudicare gli altri diventa ogni giorno più facile, mentre il nostro scanno si innalza lentamente e inesorabilmente, spinto dal basso verso l’alto dalla crescita del nostro ego.
E si vedono e ascoltano cose che ti danno l’esatta misura dei danni creati da questa visione del mondo.
Ti vengono dette affermazione del tipo: «Mah! Io i selfie proprio non li capisco, non mi piacciono!» (Disse l’uomo con un autoscatto come immagine del profilo Facebook)
«Internet è pericoloso per la privacy e i bambini, ci sono i pedofili! » (Disse la donna che ha cominciato a postare le foto del figlio da quando era ancora nella pancia, mentre utilizzando il cellulare ci fornisce la geolocalizzazione!)
E gli esempi potrebbero essere molti altri. Ma la cosa peggiore è che questo atteggiamento sta producendo danni relazionali e sociali dei quali pagheremo presto le conseguenze.
I “guru” stanno aumentando alla stessa velocità delle patologie contagiose e fondano la loro credibilità non sui risultati, ma sulla percezione e sui numeri “acquistati” a suon di Euro su Facebook.
Aumenta il numero delle persone, che quando trovano una tua chiamata senza risposta sul cellulare, invece di richiamarti si sentono autorizzati a non farlo, e se ti incontrano sanno solo dirti (senza scusarsi) che non hanno avuto tempo. Eppure, al di là della momentanea curiosità per la vita di persone così importanti con le quali abbiamo l’onore di condividere l’ossigeno, del loro impegno temporale non vi è traccia né nella realtà, né nella lista dei risultati.
Questo aumento esponenziale dell’ego assume toni al limite del ridicolo quando vedi alcuni atteggiamenti a dir poco curiosi. Hai mai sentito parlare del termine Osmosi?
Il dizionario Treccani lo definisce così: “In senso fig., influenza reciproca che persone, gruppi, elementi diversi esercitano l’uno sull’altro, soprattutto in quanto intervenga una reciproca compenetrazione di idee, atteggiamenti, esperienze e sim.: o. culturale, morale, sociale.” (1)
Presenti il tuo libro, e alla fine qualcuno ti si avvicina con un telefonino, a malapena ti saluta, scatta una foto e cinque minuti dopo la tua faccia è su un social, senza la firma di una liberatoria (alla faccia della privacy), e con un post che di fatto è l’epitaffio dell’onesta intellettuale.
E poi c’è la nuova tendenza, una strategia di marketing che si basa sul “testimonial del popolo”, in cui il testimonial non è famoso, non si paga e ha un ego enorme.
Il potenziale cliente. Cioè noi!
Molto spesso ci si mette una maglietta, ci si fa un selfie e si comincia a fare spam, così i nostri “amici” vedono quanto siamo importanti. La si usa anche per le “campagne sociali”. Ovviamente nel giro di pochi post di risposta l’oggetto della discussione diventano la maglietta e il sorriso del testimonial e non la tematica della campagna.
Ego appagato, “amici” annoiati a morte, temi della “campagna” con un range di successo che si basa sui “mi piace” e non sugli obiettivi reali raggiunti. Eventi dal vivo vuoti o con le solite 5 o 10 facce. Chissà come mai! Strano!
Premesso che la web credibility ha una sua importanza e una sua logica, con ricadute in ambito anche commerciale, e in più mette in evidenza l’ego dei “guru” che “gurano” da soli, senza un’audience neppure virtuale.
Non è un caso, che ormai ogni programma che va in onda in diretta ti chieda di twittare e commentarne in tempo reale i contenuti, e che sempre più spesso, nella stessa diretta, vengano resi pubblici i volumi del traffico social e web. Come se lo spettatore medio fosse un mass mediologo. Un esempio è “The Voice of Italy” con “collegamenti” nell’ormai famigerata web room, dove una ragazza illustra i risultati dei tweets più in auge della serata. Il collegamento è tra due studi adiacenti, basterebbe invitare la ragazza ad attraversare una porta, ma web room fa molto figo.
Ma gli esempi potrebbero essere molto altri.
Che cosa ci sta succedendo? Succede che anch’io in questo momento sto sbagliando, perché sono davanti lo schermo di un pc a scriverti, mentre potremmo guardarci negli occhi. Succede che voglio cambiare le cose e che per farlo DEVO e DOBBIAMO FARE qualcosa. In questo mondo, quello reale! Quello che ruota attorno al Sole e non quello virtuale che ruota attorno a noi. Penso che ora pubblicherò questo post e poi andrò su un social a parlare e a controllare le mie cose. È un social nuovo che ti consiglio, si chiama piazza! Se una volta lì socializzerò con qualcuno ti manderò un messaggio privato su Facebook!