lunedì 17 febbraio 2014

IL MARKETING E’ UNA SCIENZA ( Marketing is a science)



ISSUE n° 35



(Tempo di lettura: 7 minuti)



Nel gennaio del 2008, l’American Marketing Association (AMA ndr.) ha modificato la definizione di marketing, mettendo in evidenza il suo impatto sociale e definendola come una scienza. (1)

Tra i membri del board che ha assunto questa importante decisione, oltre che CEO di importanti aziende globali e imprenditori erano presenti alcuni eminenti membri della comunità scientifica e accademica internazionale. (2)

Tuttavia, per la comunità tecnica internazionale, la modifica da parte dell’AMA della definizione di marketing era solo questione di tempo. All’atto pratico e operativo infatti, a tutti i livelli, il marketing era gestito già in modo scientifico, al punto che alcune tra le principali università mondiali avevano trasformato i corsi di marketing in corsi di “scienza del marketing”. (3)


Siamo infatti passati dall’uso della matematica e della statistica, attraverso la psicologia applicata, la RM (Ricerca Motivazionale ndr.), la sociologia, fino alle attuali evoluzioni con l’utilizzo di risonanze magnetiche e la conseguente nascita del neuromarketing, che spesso, più che un salto nel futuro, ha invece decretato e ufficializzato gli effetti di anni di strategie di marketing sui nostri cervelli. Ma questo, e mi riferisco al neuromarketing, sarà oggetto di un altro articolo.


Il marketing è una scienza complessa ed evolutiva, che oltre a muoversi in modo sinergico con altre scienze, si evolve anche attraverso i nuovi media e gli strumenti tecnici messi a disposizione dalla tecnologia.


In questo scenario complesso, vi sono anche fattori di natura sociale ed economica che hanno dato un impulso decisivo all’ascesa del marketing verso il suo attuale status di scienza.

In un periodo storico che sarà ricordato anche sotto l’aspetto economico e le contingenze negative, gli esperti di marketing hanno dovuto dare risposte precise e concrete in uno scenario in continua evoluzione. Risposte che dovevano poggiare su parametri ottenuti attraverso processi scientifici.


Semplificando: c’era bisogno di parametri il più possibile fissi in un ambiente che offriva troppe variabili. Parametri scientifici appunto, sui quali basare le attività tecniche e previsionali degli strateghi e degli uomini di marketing.


Ma quali sono gli aspetti correlati all’innalzamento allo status di scienza che cambiano?

Sono molti, ma è forse opportuno portare l’attenzione soprattutto su due di questi, che tra l’altro sono strettamente legati.

Il primo è il concetto di neutralità ed evoluzione della scienza e il secondo è di natura etica.

Ogni scienza è di fatto neutra ed evolutiva. Non esistono scienze con accezioni negative o positive, tuttavia non possiamo non prendere in considerazione il fatto che le applicazioni delle scienze possano produrre conseguenze sociali decisamente impattanti. Le applicazioni non vengono decise dalle scienze, e in realtà neppure dalle aziende, ma dagli uomini.

Ecco il collegamento tra i due punti.

Il collegamento tra la scienza e il suo impatto sociale e il piano etico ed umano.

E se ad impattare sul cosiddetto “mercato” (cioè su quell’insieme di individui che viene così comunemente denominato) sono le decisioni degli esperti, e quindi degli uomini (inteso come umanità senza distinzione di genere) di marketing, non possiamo non porci degli interrogativi circa le responsabilità che l’attuazione di determinate strategie e decisioni viene consegnata a chi quelle scelte le attua.


Tanto più quelle scelte ricadono su un ampio numero di persone, tanto più cresce la responsabilità etica e sociale. Curiosamente più si ha successo, più bisogna tener conto dei fattori etici.

Etica intesa come fattore di rilevanza sociale, nel senso più alto del termine e non come trend da inserire all’interno delle attività di CSR o peggio ancora di greenwashing.

L’innalzamento del marketing a rango di scienza quindi, deve essere per tutti i tecnici motivo di riflessione, e ancor di più di azione positiva e proattiva nei confronti del mercato. Ma anche questo fattore penso che meriti un articolo specifico, all’interno del quale si dovranno prendere in considerazione i principi del Manifesto del Marketing Etico.(4)


Quello che mi ha spinto a scrivere questo articolo, è la volontà di condividere anche in Italia la notizia che dà il titolo a questo articolo e di dimostrarlo scientificamente, stimolando il lettore a valutare insieme le potenziali conseguenze di questo status.

A questo si aggiunga la volontà di diffondere consapevolezza circa la concretezza del marketing e delle sue ricadute dirette nelle nostre vite, a discapito del comune pensare che vede in questa scienza qualcosa di aleatorio, creato solo per “fregare” (quello è il termine più comunemente usato) il consumatore.

Il marketing è una scienza, ed è neutra quindi. Forse un po’ di meditazione, di consapevolezza, potrebbe aiutarci a comprenderne appieno le potenzialità e le insidie come tecnici e come consumatori.





(2) Don Lehmann, Columbia University / Shelby Hunt, Texas Tech University / James Piltier, University of Wisconsin-Whitewater, Collegiate Chapters Council / Ric Sweeney, University of Cincinnati / Joan Treistman, M/A/R/C Research, Marketing Research Council / William Wilkie, University of Notre Dame / George Zinkhan, University of Georgia






Pubblicazioni e riferimenti:

- Anderson, Paul F. (1983), "Marketing, Scientific Progress, and Scientific Method," Journal of Marketing, 47 (Fall), 18-31.

- Converse Paul D. (1945), "The Development of a Science of Marketing," Journal of Marketing, 10 l~Ju1y), 14-23.

Edge, D. (1979), "Quantitative Measures of Communication in Science: A Critical Review," History of Science, 17, 102-34.

- Feyerabend, Paul (1968), "On the Improvement of the Sciences and the Arts, and the Possible Identity of the Two," Boston Studies in the Philosophy of Science, III. New York: Humanities Press, 387-415.

- Gilbert, Nigel G. (1976), "The Transformation of Research Findings into Scientific Knowledge," Social Studies of Science. 6 (September), 281-306.

- Knorr-Cetina, Karin D. and Michael Mulkay (1983), Science Observed: Perspectives on the Social Study of Science, Beverly Hills, CA: Sage.

- Lakatos, Imre (1978), The Methodology of Scientific Research Programmes: Philosophical Papers, Vol. 1. J. Worrall and G. Currie, eds., Cambridge: Cambridge University Press.

- O'Shaughnessy, John and Michael J. Ryan (1979), "Marketing, Science and Technology," in Conceptual and Theoretical Developments in Marketing, O. C. Ferrell, S. W. Brown, and C. W. Lamb, Jr., eds., Chicago: American Marketing, 577-89.

- Suppe, Frederick (1977), The Structure of Scientific Theories, 2nd ed. Urbana, 1L University of Illinois Press.

- Taylor, Weldon J. (1965), "Is Marketing a Science? Revisited," Journal of Marketing, 29 (July), 49-53.




The Marketing Blog è anche su Facebook, metti “MI PIACE” sulla pagina ufficiale a questo indirizzo https://www.facebook.com/pages/The-Marketing-Blog/706113992732499

venerdì 31 gennaio 2014

ON LINE IL BILANCIO DI MISSIONE 2013 DI EMMANUELE MACALUSO

Ho pubblicato sul mio sito ufficiale, nella sezione "profile", il mio bilancio di missione per l'anno 2013.
Scaricalo gratuitamente a questo indirizzo:
http://www.emacaluso.com/images/DOWLOADS/BILANCIO%20DI%20MISSIONE%20Emmanuele%20Macaluso%20%202013%20marketing%20divulgazione%20e%20RP%20La%20Rivelazione.pdf

Metti "MI PIACE" sulla pagina facebook de "THE MARKETING BLOG" per essere sempre aggiornato!
www.facebook.com/pages/The-Marketing-Blog/706113992732499

Buona lettura, con preghiera di diffusione
Emmanuele Macaluso - www.emacaluso.com

martedì 7 gennaio 2014

LA STATISTICA E’ VERA MA NON LA DICE TUTTA…


Issue n° 34



(tempo di lettura 5 minuti)



E’ l’inizio dell’anno! Beh, questa non è una novità. Infatti i giorni “a cavallo” delle festività natalizie, oltre che di propositi, sono di solito ricchi anche di statistiche, che ci vengono offerte dai telegiornali e dai media, e che nonostante abbiano il potere di influire (spesso negativamente) sul nostro umore, spesso non hanno un gran senso. Ovviamente i media, facendo ormai il mero lavoro dei “passacarte di massa” non ci pensano minimamente ad analizzarli e a metterli a disposizione del pubblico in modo corretto e coerente.

Un paio di esempi:

Anche quest’anno c’è stata una diminuzione dei consumi di carne e pane, mentre vanno a gonfie vele i prodotti del comparto elettronico, tra cui tablet e smartphone.

Ma come si comprano più telefonini che carne?

Premettendo che trovo poco intelligente (per non dire di peggio), che la persona davanti a noi si lamenti del fatto che non arrivi a fine mese, per poi interrompere una conversazione (sempre con noi) e rispondere ad una chiamata impugnando un oggetto dalle basse performance e dal costo di circa 700 euro… la statistica di cui sopra, se ci pensi non ha un gran senso, non credi? Di fatto non tiene conto di un fattore economico e sociale che “dopa” i dati.

Quando vai a fare la spesa per comprare la carne (operazione che si svolge più volte all’anno), di solito non accedi al credito (o debito) al consumo. Di fatto non attivi un finanziamento, e quindi compi l’acquisto con la disponibilità che hai in tasca o sulla carta di credito in quel momento. Quando vai a comprare un tablet o uno smartphone è ormai una consuetudine rateizzare il debito. Operazione che tra l’altro fa comodo a quasi tutti i protagonisti della transazione. La casa produttrice attraverso il rivenditore vende il prodotto, l’agenzia finanziaria fa il finanziamento, guadagnando sugli interessi, o nel caso non ci fossero sulla spesa di apertura pratica e sul fatto che si viene in possesso dei dati sensibili del nuovo contraente, e infine il cliente, che si indebita acquistando un oggetto che difficilmente potrebbe pagare in contanti. Curioso il fatto che spesso il debito contratto duri di più dell’oggetto acquistato… ma questo è un altro discorso.

Ovviamente, questa dinamica, anche se con qualche piccola variante, vale anche per i prodotti “dati” o “regalati” in cambio di 2 anni di fedeltà (e canone) con lo stesso operatore telefonico.

Si evince quindi, che nel primo caso, compri se te lo puoi permettere, nel secondo invece compri anche se non puoi, e poco importa se anche per  i “maniaci” della privacy si debbano dare oltre al denaro, informazioni e geolocalizzazione pubblica ogni volta che si accede e si utilizza un social network.

In più la carne e il pane si comprano più spesso, e il rapporto prodotto prezzo ha un senso più umano… meno legato al brand.



- Il secondo esempio è legato ad un altro tormentone delle vacanze di fine anno: il cinema.

La cosiddetta classifica dei film più visti. Su Wikipedia è disponibile la classifica degli incassi dei film a livello mondiale. (1)

La prima cosa che colpisce è che i primi due film sono di James Cameron. Il primo è Avatar (2009), con  2.782.275.172 di dollari e il secondo è Titanic (1997) con  2.186.772.302 di dollari.

La seconda cosa che colpisce è che Titanic è l’unico film tra i primi dieci del secolo (o del millennio) scorso.

Ma cosa è successo in quel decennio? In un continente abbastanza periferico dell’utenza cinematografica, cioè l’Europa, nel frattempo è cambiata la valuta, e in più, prendendo sempre  in considerazione i primi due film della classifica, sono successe un altro paio di cosette. In primis ci sono stati 12 anni di inflazione e di innalzamento del costo dei biglietti, e in seconda battuta è stato “commercializzato” il 3 D.

Un biglietto di Titanic quanto costava? 7/8 mila lire? L’equivalente di circa 4 euro? Esageriamo, facciamo 5! Così ti semplifico il calcolo!

Quanto costa un biglietto per vedere un film in 3 D? 9 Euro?

Vuoi vedere che, calcolatrice alla mano, Avatar non è stato quel fenomeno culturale che ci hanno voluto vendere? Magari è stato visto al cinema da poco più della metà di quelli che hanno visto Titanic?

E’ vero anche che nel frattempo è aumentato anche il numero di download illegali, ma le performance volumetriche in termini di “biglietti staccati”, per quanto straordinaria, non è minimamente paragonabile al film del ’97.

Per chiudere, voglio farti una sola domanda? Quante volte hai analizzato davvero una statistica prima  che questa ricadesse sul tuo umore?

Bene, ora ti ho dato lo spunto per farlo. Chissà, magari potresti segnalarmi altre cose interessanti e potremmo condividerle dalle colonne di questo blog.

E probabilmente potresti vivere più serenamente, senza incorrere in quella strategia della manipolazione della massa attraverso i media scritta da Noam Chomsky e di cui avevo parlato in questo post http://emacaluso.blogspot.it/2012/03/tutto-si-ripete-perche-tutto-si-conosce.html



Io ti segnalo infine, che The Marketing Blog è ora anche su Facebook, e che puoi mettere il tuo “mi piace” alla pagina e seguirmi in real time anche su quella piattaforma.




Come sempre, ogni tuo suggerimento, e commento è gradito e meriterà una mia risposta.

Ci “leggiamo” il prossimo mese, con un articolo che ti anticipo sarà destinato a creare molto scalpore nella comunità scientifica italiana.

A proposito! È l’inizio dell’anno. Buon 2014!



RICORDA: METTI MI PIACE ALLA PAGINA FACEBOOK “THE MARKETING BLOG”