Visualizzazione post con etichetta crisis communication. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta crisis communication. Mostra tutti i post

giovedì 7 maggio 2020

MARKETING E CRISIS COMMUNICATION NELLO SPORT AI TEMPI DEL COVID-19



“Non puoi prepararti a risolvere un problema se non lo vedi arrivare”

Il 2020 sarà ricordato a lungo e da molti comparti sociali ed economici. Abbiamo imparato a conoscere parole come “coronavirus”, “SARS Covid 2” e “Covid-19”. Come purtroppo capita sempre più spesso, o forse è solo più visibile attraverso i social, molti italiani sono diventati virologi, infettivologi e analisti comunicativi esperti in complottistica internazionale. Negli scorsi mesi – in barba a qualsiasi disposizione legislativa sulla privacy – Le E-mail, WhatsApp, Messenger e qualsiasi altro canale a disposizione sono stati invasi da video e articoli che venivano venduti come verità assolute, per poi essere smentite dopo poche ore. Abbiamo assistito, in un momento in cui la nostra attenzione cercava di rimanere focalizzata sulle informazioni importanti, a casi di analfabetismo funzionale e Effetto Dunning Kuger da manuale purtroppo. Cercare (e trovare informazioni per quanto possibile corrette) è diventato sempre più difficile.

Tutto questo in uno scenario senza precedenti dal punto di vista sociale. Uno scenario dove la popolazione è stata chiamata, attraverso la formula del DPCM (Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri), a rimanere chiusa in casa. Una situazione inusuale. Difficilmente immaginabile solo poche settimane prima.
Nonostante tutto questo, il popolo italiano, sottoposto per primo in Europa alla furia “comunicativamente visibile” del Covid-19, ha risposto con una compattezza notevole.

Una doverosa precisazione: non tratteremo in questo articolo le ricadute sanitarie, in termini di sistema e di vittime causate dal virus.

Dal punto di vista economico, il Paese si è apparentemente fermato per circa due mesi, con conseguenti ricadute economiche.
Tra i vari comparti che hanno subito conseguenze impattanti, a causa del Covid-19, possiamo sicuramente annoverare quello sportivo. Lo sport italiano, in questo contesto di crisi è stato molto meno compatto del popolo di appartenenza.

I campionati non si sono fermati nello stesso momento, e anche le decisioni sono state diverse. Tra queste citiamo la Federazione Italiana Rugby (F.I.R.) e la Federazione Italiana Pallacanestro (F.I.P.) che hanno chiuso (e terminato) il campionato 2020 in anticipo.
La Federazione Italiana Gioco Calcio (F.I.G.C.) ha fermato campionato e partecipazione alle coppe successivamente e in modo meno definito. Nell’incertezza pre-Covid si è scelto di “andare avanti”, prima con il pubblico negli stadi (vedi incontro di Champions League Atalanta – Valencia del 19 febbraio giocato a Milano) e successivamente a porte chiuse prima della sospensione.
Altro caso emblematico è lo slittamento di un anno dei giochi olimpici estivi di Tokyo 2020, che si terranno nello stesso periodo nel 2021 sempre con la dicitura Tokyo 2020 per motivi di diritti sul marchio e merchandising.
Non sta a noi valutare le sensibilità e le scelte delle singole decisioni in questo contesto. Un contesto che, come  già indicato, è da considerarsi a tutti gli effetti come straordinario e confuso.

Poniamo l’attenzione sulla confusione che è stata presente prima dell’emergenza sanitaria e che è proseguita anche durante la stessa.
Per prepararsi ad uno scenario di crisi bisogna vederlo arrivare. Almeno immaginarlo. Bisogna prevedere lo scenario utilizzando il maggior numero di informazioni “corrette” disponibili. Purtroppo questa volta non è stato possibile. La vastità delle fonti, unite a informazioni non corrette da parte della stampa accreditata come ufficiale, unita ancora alle dichiarazioni politiche che a pochi giorni dal lockdown dichiaravano l’Italia pronta all’emergenza in arrivo (1), non ha permesso alla popolazione (e ai tecnici) di prepararsi all’impatto con questo scenario di crisi. Difficile programmare marketing e comunicazione per chi si fa parte dello sport business.

Le prime azioni comunicative si sono suddivise in due categorie:
1) Azioni comunicative per informare circa l’adeguamento alle norme dei DPCM
2) Azioni relative a donazioni

In relazione alle seconde attività, abbiamo visto azioni che andavano dalla donazione finanziaria all’ospedale locale, alla consegna di mascherine, consegne di beni di prima necessità ai tifosi tesserati più anziani e uova di pasqua ai più piccoli da partedi società sportive. Tutto a favore di telecamera.
Azioni concrete, supportate da azioni di comunicazione tali da rendere sempre più complesso il delicato equilibrio tra CSR (Corporate Social Responsability – Responsabilità Sociale d’Impresa) e Greenwashing.
Tuttavia, è indubbio, che il supporto fornito da questi contributi abbia dato un aiuto del quale sul territorio c’era un oggettivo bisogno. Anche lo sport (e molti sportivi indipendenti) hanno dato il proprio contributo concreto.

Lo sport si è già trovato a dover attuare strategie di crisis communication. Tra scandali sessuali, doping e crack finanziari, gli uomini di comunicazione dello sport hanno svolto molto lavoro in passato. Si pensi al caso Tiger Woods (2) nel golf ad esempio. I casi Ben Johnson (3) nell’atetica e Lance Armstrong (4) nel ciclismo. Il caso Parmalat (5) con le ricadute sul Parma Calcio e ancora il caso Calciopoli.

Non solo, gli specialisti della comunicazione di crisi, sono intervenuti spesso anche per “mettere un cerotto” su delle uscite mediatiche infelici da parte di singoli atleti. È accaduto un caso anche in questo periodo che ha visto protagonista un giocatore dell’Inter e che ha aumentato il carico di lavoro dell’ufficio comunicazione della propria società asserendo una presunta massiccia presenza del Covid-19 nello spogliatoio neroazzurro già a gennaio (6) . Un pensiero di vicinanza ai colleghi che hanno dovuto gestire le conseguenze di questa infelice uscita. Siamo sicuri che ne avrebbero volentieri fatto a meno.

La comunicazione di crisi non è una novità nello sport. Ma quello che è diverso in questo caso è lo scenario generale e tecnico.
Per generale intendiamo proprio il fattore legato alla presenza una pandemia globale e che quindi è diventata anche di prossimità.
Per tecnico invece ci riferiamo alla sempre maggiore difficoltà di poter governare la comunicazione istituzionale in un contesto in cui le fonti e le informazioni (vere, false o faziose) diventano infinite. Incontrollabili. Si pensi che il governo italiano è stato costretto a creare una task force contro le fake news. (7,8)

Il periodo del Covid-19 è un interessante case history per quanto riguarda il marketing dello sport e l’applicazione delle strategie di crisis communication applicate ad esso. Proprio per quella parola che è tanto cara a chi si occupa professionalmente di marketing: Strategia.

Una delle caratteristiche per la stesura di una corretta strategia è la ricerca delle informazioni e l’inserimento di queste nello scenario prima teorico e poi operativo. Ovviamente informazioni corrette, spesso di primissima mano.
Al momento della stesura di questo articolo (7 maggio 2020), il Ministero per le Politiche Giovanili e lo Sport non ha ancora dato linee guida e date per un’eventuale ripresa del campionato di calcio in Italia. Un altro esempio può essere quello del Giro d’Italia di ciclismo, che da maggio è stato posticipato ad ottobre (9-10), con una settimana in sovrapposizione con la Vuelta di Spagna. In questo caso, gli organizzatori di RCS hanno cercato di governare il progetto sportivo e la comunicazione posticipandolo su un periodo più lungo. Nella speranza che l’emergenza finisca o si ridimensioni in modo massivo.
Gli approcci sono diversi, ma quello che manca ancora sono informazioni corrette da parte della politica. Mai come un casi come questi il “governo dello sport” assume la sua forma più visibile.

I social hanno dimostrato ancora una volta di essere vetrina per gli sportivi, che proprio grazie a questi hanno condiviso sessioni di allenamento e videochat con il pubblico.

In questo scenario, al di là della comunicazione di crisi, si sono dovute trovare delle nuove forme di visibilità da fornire ad atleti e sponsor. Qualcosa che avvicinasse società e atleti al pubblico.

I campionati di Formula 1 e il Motomondiale si sono spostati dalle piste ai divani. Attraverso il gaming, i veri piloti si sono sfidati sui circuiti virtuali, gli stessi dove di solito scaricano centinaia di cavalli.
 Sfide seguitissime attraverso le dirette sui social. Anche il ciclismo è entrato in questo nuovo “mercato”, con un Giro d’Italia virtualea cui hanno partecipatoi veri corridori e vere squadre protagoniste della corsa rosa.

E qui (finalmente) avviene qualcosa che abbiamo già visto. Infatti ad aumentare la visibilità di queste attività che si svolgono sui nuovi media, arriva con la sua capillarità e la sua diffusione il vecchio media più potente: la TV.
Esattamente  come era già successo in passato con gli influencer, che dopo un passaggio televisivo diventavano ancora più popolari (e influencer), anche in questo caso la TV ha voluto essere presente per dare un segno di vitalità e un’iniezione di follower. Una via di mezzo tra un gesto di beneplacito consenso e un segno di influenza di chi vuole ancora far parte di un gioco del quale non fa ancora del tutto parte.

Da questa attività si evincono alcune cose. La prima è che, per quanto possibile, anche in uno scenario di crisi si cerca di dare un’immagine che sia il più vicina possibile alla normalità.
La seconda è che queste strategie di marketing e comunicazione sono interlocutorie, atte quindi a “prendere tempo” in attesa di una chiusura definitiva della stagione 2020 o di un posticipo nell’inizio delle attività per la seconda parte dell’anno.
La terza è che bisogna comunque portare attenzione e  visibilità al “prodotto sportivo” nel suo complesso. Shareholder e stakeholder compresi.

Gli strateghi del mondo dello sport stanno cercando di creare un effetto paradosso. Ovvero, quello di uscire dalla comfort zone della normalità ammantandola di una normalità del tutto casalinga nonostante il periodo eccezionale. Una dimensione virtuale e comunicativa che unisca lo sport e il suo pubblico nelle proprie case. Una nuova fan experience con le caratteristiche del negozio temporaneo insomma.

Nonostante le incertezze, le iniezioni di speranza e di resilienza che vengono comunicate in attesa di uno scenario che, con qualche dato di certezza in più, possa consentire una pianificazione sul medio-lungo periodo, un fattore è ben chiaro in questa continua corsa al “collegamento” tra prodotto sportivo e platea: I volumi.

Mantenere alti i volumi di interazione – possibilmente farli crescere – è la sfida quotidiana degli attori coinvolti nella comunicazione sportiva. Una sfida che deve dare visibilità e mantenere quella superiorità volumetrica nei confronti della platea comune, che è l’unico vantaggio (oltre a quello fornito dalla Relazioni Pubbliche professionali), nei confronti di una platea che da qualche tempo è anch’essa parlante.

I volumi equivalgono a visibilità. La visibilità equivale a denaro, e in questo momento l’industria dello sport ha un disperato bisogno di liquidità.

Spesso il cambiamento avviene nei momenti di crisi. Questo è dovuto al fatto che  l’essere umano ha una forte resistenza al cambiamento e una grande necessità di occupazione della zona di comfort una volta che ne ha creata una. C’è da chiedersi, quali cambiamenti avverranno nelle prossime settimane e nei prossimi mesi, quando si cercherà di tornare alla normalità dopo aver vissuto in una situazione difficile da immaginare solo tre mesi fa. Quali di questi cambiamenti saranno generalizzati e quali manterranno una specificità o una parzialità nei singoli settori?

La retorica tipica dei momenti di crisi vuole che “ne usciremo migliori e più forti”. Presto per dirlo.
Più facile pensare e prevedere che saremo più preparati perché abbiamo affrontato un’altra prima volta. Forse i professionisti del marketing e della comunicazione avranno imparato a governare con maggiore equilibrio i propri processi, su quell’orizzonte sottile che divide ciò che è utile da ciò che è lecito fare e comunicare.
Ora, mentre il pubblico è intento a guardare altrove, magari una gara virtuale tra Charles Leclerc e Valentino Rossi (11), attraverso lo schermo di uno smartphone, chi si occupa di marketing deve cercare i propri punti di riferimento. Pianificare. Preparare l’attuazione. Raggiungere nuovi traguardi in modo nuovo, ma creando percezioni riconoscibili dal pubblico.
Al centro di tutto questo lo sport. Questa sarà una nuova sfida.

Emmanuele Macaluso (12)


Note:
(5) Capolino G. Massaro F. Panerai P., Parmalat la grande truffa, Class Editori / Milano Finanza, Milano 2004
(12) Emmanuele Macaluso è un esperto e docente di marketing e comunicazione. È stato NOC Assistant per il CONI (Comitato Olimpico Nazionale Italiano) durante i XX Giochi Olimpici Invernali di Torino 2006. Marketing and Communication Manager del progetto sportivo EM314 è anche l’autore del Manifesto del Marketing Etico (2011). Maggiori informazioni su www.emacaluso.com

giovedì 10 novembre 2016

ANALISI DELLA CRISIS COMMUNICATION DELLA MISSIONE EXOMARS 2016

Questo articolo è stato pubblicato originariamente sul blog TheCOSMOBSERVER il 28 ottobre 2016, e viene ripreso su The Marketing Blog Italia.
La prima immagine in alta definizione dei resti del lander Schiaparelli sul suolo marziano 
(fonte: NASA/JPL-Caltech/University of Arizona Description)



Abbiamo voluto far passare qualche giorno dallo schianto del lander Schiaparelli sulla superficie marziana, prima di scrivere e pubblicare questo articolo. Abbiamo cercato di documentarci sull’accaduto attraverso attività formali e informali. Ci siamo districati tra i “soliti” commenti sui social e quelli discordanti che, in modo più o meno ufficiale, sono apparsi sulla stampa.
In primis, desideriamo formalizzare che per noi la scienza e l’esplorazione spaziale rappresentano fattori strategici e sociali importanti, che devono continuare, portando benefici condivisi sul pianeta Terra.
Tuttavia, da divulgatori e comunicatori professionisti, abbiamo notato una serie di errori dal punto di vista della crisis communication che erano difficilmente preventivabili, visti gli attori protagonisti dell’impresa e l’importanza scientifica ed economica del progetto.

La missione ExoMars 2016
Il viaggio della missione ExoMars è iniziato il 14 marzo 2016 dal cosmodromo di Bajkonur, in Kazakistan. La missione prevede l’invio su Marte di una “sonda madre” denominata “TGO” (Trace Gas Orbiter) e di un lander denominato “Schiaparelli” (577 Kg) che aveva il compito di raggiungere il suolo marziano per svolgere alcuni esperimenti scientifici.
La missione è frutto della collaborazione tra ESA (Agenzia Spaziale Europea) e di ROSCOSMOS (Agenzia Spaziale Russa), ha un costo di circa 1 miliardo di euro e vede l’Italia come maggiore referente sia in termini tecnologico-scientifici che di budget, con un investmento di circa 340 milioni di euro (circa il 35% dell’impegno finanziario). La missione è seguita dal team dell’ESA nel Centro Europeo di Operazioni Spaziali (ESOC) a Darmstadt, Germania.
Dopo circa sette mesi di viaggio, il 19 ottobre 2016, la sonda madre affronta con successo la difficile manovra d’inserimento nell’orbita marziana. Per comprenderne la delicatezza di questo momento, si pensi che questa manovra è durata ben 139 minuti. (1)
A questo punto entra in scena il lander Schiaparelli, separatosi dal TGO 3 giorni prima, il 16 ottobre, e che sempre il 19 dello stesso mese, doveva affrontare la sua difficile discesa verso Marte. Una vera e propria cavalcata di 6 minuti, resa ancora più difficile da una violenta tempesta marziana. Una discesa che secondo l’ESA, Schiaparelli era programmato ad eseguire in autonomia, attraverso una sequenza automatica di atterraggio. La procedura prevedeva l’apertura del paracadute, il rilascio dello scudo termico frontale (tra gli 11 e i 7 Km di altezza), seguito da una frenata mediante retrorazzi che da una quota di circa 1.100 metri sarebbe terminata a circa 2 metri di altezza. L’ammartaggio sarebbe avvenuto con una piccola caduta, con il lander ammortizzato da una struttura deformabile. Una procedura molto complessa.
Non avendo a disposizione dati ufficiali, e non potendo avere ancora oggi, una visione chiara dell’accaduto – da qui la redazione di questo articolo – concludiamo questa parte dedicata al racconto della missione, dando l’unico dato di fatto che possiamo divulgare con sicurezza. Il lander Schiaparelli si è schiantato sul suolo marziano. Informazione resa pubblica dall’ESA già in giornata, e visualizzata attraverso delle fotografie del sito dell’impatto. La prima (vedi foto) in alta definizione, scattata dalla sonda Mro (Mars Reconnaissance Orbiter) della Nasa, è del 27 ottobre.(2)

La Crisis Communication
Cercando informazioni sull’accaduto, è evidente che alcune cose non hanno funzionato dal punto di vista della comunicazione.
Le ragioni tecniche dello schianto hanno seguito strade diverse con l’andare avanti dei giorni e sono state diramate seguendo la ormai solita necessità di dare un’informazione veloce a discapito dell’esattezza. Si è passati dallo scarso periodo di accensione dei retrorazzi all’instabilità del paracadute che avrebbe portato allo spegnimento del computer di bordo. (3)
Premesso che sia verosimile che in una procedura così complessa possa essere un insieme di fattori a determinare un unico risultato, nel bene o nel male, perché fornire queste versioni in momenti diversi, dando adito ad una divulgazione scorretta? Sapendo che così facendo, le informazioni potrebbero essere anche “selezionate e spettacolarizzate”?
Pur senza entrare nel tecnico della missione, ci sono state divulgazioni di natura più generale con un potenziale negativo sulla missione decisamente superiori, perché più facili da massificare e acquisire dall’opinione pubblica.
In un articolo del 21 ottobre (4), Roberto Battiston (Presidente dell’ASI – Agenzia Spaziale Italiana) avrebbe dichiarato che la sonda ha inviato il 95% dei dati che avrebbe dovuto inviarci. In un altro articolo del 25 ottobre (4 giorni dopo), Andrea Accomazzo (direttore delle operazioni planetarie dell’ESA), avrebbe dichiarato che il 90% del lavoro è stato corretto. E’ vero che il parametro di base (dati inviati vs percentuale di lavoro completato) è simile ma non identico. Ma non si può lasciare, in un momento delicato come questo, adito ad utilizzi strumentali di questo tipo. Le percentuali sono un fattore comunicativo importante, che può influenzare l’opinione pubblica – e non solo. Il 5% di una missione da un miliardo è 50 milioni di euro. Poco? Direi di no, visto che rappresenta circa un sesto di quello che manca per dichiarare operativa la successiva missione: ExoMars 2020.
La sensazione (e non solo quella) è che non sia stata concordata una linea comune di comunicazione, con una precisa scelta delle informazioni da divulgare e la scelta di referenti. Sono saltati i protocolli. È scattata la corsa al contatto all’interno delle aziende e istituzioni da parte dei giornalisti, con indiscrezioni e informazioni date in modo disordinato, personalizzato e… ammettiamolo, a dir poco “garibaldino”. Non c’è stato, da parte del gestore della comunicazione un controllo completo delle informazioni, la capacità di gestire la pressione mediatica (sempre molto più forte in caso di insuccesso che di successo). Si è sentita l’esigenza di dover dare subito dei dati, anche se parziali e potenzialmente inesatti. Dal punto di vista tecnico si è tralasciato un assist che avrebbe ribaltato completamente la partita comunicativa a favore dell’ESA, ovvero: le tempistiche tecniche di trasmissione dei dati da Marte e la conseguente “laboriosa” e “scrupolosa” analisi da parte dei tecnici. Alla quale va aggiunta la necessità di semplificare i risultati a favore dell’opinione pubblica e dei contribuenti, veri azionisti di maggioranza del progetto.
Sarebbe bastata questa dichiarazione per dare tempo di governare il processo comunicativo, coordinarlo, diminuendo il numero delle informazioni errate o sensibli attraverso una selezione dei contenuti, e attuare una strategia di crisis communication. L’ABC insomma.
Un’attività comunicativa che dovrebbe essere fatta da professionisti specializzati in comunicazione e non – ce lo perdoneranno – da ingegneri. Quello è un altro mestiere.
A questo si aggiunga che, in una missione così complessa, la strategia di crisis communication dovrebbe già essere molto “ben impostata” a priori e non solo imbastita. Qualora sia stata imbastita.
Per un fattore comunicativo, secondo il quale gli accadimenti negativi colpiscono e vengono ricordati molto più dei positivi, bisognerebbe dare maggiore attenzione a questo “dettaglio” del saper comunicare correttamente, anche e soprattutto sotto pressione.
La missione ExoMars era stata presa di esempio per la “tecnologia e l’eccellenza italiana” e ha portato un danno d’immagine difficilmente quantificabile in questo momento, ma che sicuramente c’è per il Paese. Qual è la strategia per ovviare a questo? Non possiamo prendere i benefit di un brand e lasciare i cocci sul tavolo facendo finta che non ci siano se le cose vanno male, portando l’attenzione sul liquido rimasto nel bicchiere crepato o rotto. Non è questa la comunicazione e divulgazione efficace che serve ad un progetto di eccellenza globale. Ci sono case history di successo che vanno decisamente in altre direzioni.
Per qualcuno è giusto prendere in considerazione ciò che è andato bene cercando di minimizzare (o non citare) quello che non ha funzionato, ma non basta. Anche la scelta degli esempi in divulgazione è stata discutibile in questo caso.
Ad esempio, dire che «Poteva andare meglio, avremmo potuto avere la ciliegina, ma per ora ci accontentiamo della torta» è errato. Nello stereotipo della torta, la ciliegina ci deve essere sempre, e rappresenta il punto in cui si focalizza l’attenzione. Il fatto che manchi, rappresenta un fattore negativo di principio molto più ampio delle sue dimensioni sulla torta. Pessima scelta.

L’importanza della corretta divulgazione e comunicazione nella scienza
L’esplorazione spaziale e verso Marte deve continuare. Purtroppo il perché è ancora sconosciuto alla maggior parte della popolazione contribuente. Tutto si basa sulla sfida tecnologia, il superamento delle barriere e altre cose da “motivatore con microfono ad archetto”. Si rischia di commettere lo stesso errore fatto con il progetto Apollo e che ha portato, anche dietro “spinta” dell’opinione pubblica, ad interrompere il programma. Anche in quel caso: il superamento dei limiti, la sfida dell’occidente contro la Russia, le motivazioni politiche e di orgoglio nazionale ecc.
In un libro che abbiamo recensito (5) dal titolo “Il ritorno sulla Luna” di Antonio Lo Campo, c’è un’intera sezione che parla dei benefici tecnologici della missione Apollo, e delle relative ricadute positive dal punto di vista sociale. Il solo programma Apollo ha portato alla registrazione di circa 160.000 brevetti, molti dei quali sono di uso comune e quotidiano. Quanta di quell’opinione pubblica che ha contribuito all’annullamento di Apollo lo sa? Quanti sanno perché è stato progettato e prodotto il velcro? Quanti sanno da dove viene la tecnologia della fotocamera del proprio smartphone?
Eppure il peso decisionale legato ad interessi politici di massa è crescente. Oggi “il popolo” non è più un gruppo di persone da chiamare alle urne ogni 4 o 5 anni, ma parla, comunica, si organizza in gruppi di opinione, fa opinione, e talvolta pontifica senza ragione di causa e preparazione, coinvolgendo però migliaia di altri soggetti. Lasciamo stare? Non ce ne preoccupiamo? Facciamo finta di niente?
Se andate a vedere i volumi social e di visualizzazione delle pagine inserite nelle note di questo articolo, noterete uno squilibrio enorme tra le poche interazioni della pagina ESA e quelle dei media. Senza calcolare l’ironia e la strumentalizzazione condivisa migliaia di volte dagli utenti social. Fare divulgazione non vuol dire immettere dati tecnici e raccontarli, ma semplificarli e “portarli davanti agli occhi” della platea.
Pubblicarli non basta. Forse bisognerebbe porsi delle domande e rispondere con azioni professionali e professionistiche. L’ESA deve diventare l’opinion leader della cultura scientifica e spaziale non il diramatore di comunicati stampa e di pagine web ufficiali poco lette.
Qualsiasi ufficio stampa privato si è dovuto evolvere, differenziando i propri canali e le proprie attività per far arrivare il proprio messaggio. Da ufficio stampa si è dovuto evolvere in ufficio per le relazioni pubbliche, imparando a creare e gestire reputazione e popolarità su tutti i media, soprattutto quelli scelti dai lettori e non quelli legati al proprio confort di comunicazione.
Speriamo che quanto sia successo a Schiaparelli non sia di stimolo solo per l’apparato ingegneristico della missione, ma anche per quello comunicativo. La posta in palio è molto alta. Noi non possiamo che augurarcelo e mettere a disposizione le nostre esperienze e le nostre osservazioni tecniche, nella speranza possano stimolare chi di dovere.

Emmanuele Macaluso (6)
Link originale dell'articolo:
http://thecosmobserver.blogspot.it/2016/10/astronautica-analisi-della-crisis.html



Note:











Note sull’autore

Emmanuele Macaluso è un esperto di marketing e comunicazione, saggista e divulgatore scientifico.

Affascinato fin dall’infanzia dal cosmo, ha frequentato diversi corsi di astronomia, astrofisica e astronautica, tenuti da alcuni dei massimi esperti italiani di queste discipline scientifiche.

Ha fondato TheCosmobserver nel 2013 con l’intento di “dare voce” ai protagonisti del cosmo “avvicinandoli” al grande pubblico. Ha intervistato astronomi, astrofisici e astronauti, e dal 2015 collabora con l’astronauta Maurizio Cheli gestendo le sue Relazioni Pubbliche digitali.

È l’autore del Manifesto del Marketing Etico (www.manifestodelmarketingetico.org) e i suoi saggi sul marketing hanno vinto premi e riconoscimenti.