Ho pubblicato sul mio sito ufficiale, nella sezione "profile", il mio bilancio di missione per l'anno 2013.
Scaricalo gratuitamente a questo indirizzo:
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Buona lettura, con preghiera di diffusione
Emmanuele Macaluso - www.emacaluso.com
venerdì 31 gennaio 2014
ON LINE IL BILANCIO DI MISSIONE 2013 DI EMMANUELE MACALUSO
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martedì 7 gennaio 2014
LA STATISTICA E’ VERA MA NON LA DICE TUTTA…
Issue n° 34
(tempo di lettura 5 minuti)
E’ l’inizio dell’anno! Beh, questa non è una novità. Infatti
i giorni “a cavallo” delle festività natalizie, oltre che di propositi, sono di
solito ricchi anche di statistiche, che ci vengono offerte dai telegiornali e
dai media, e che nonostante abbiano il potere di influire (spesso
negativamente) sul nostro umore, spesso non hanno un gran senso. Ovviamente i
media, facendo ormai il mero lavoro dei “passacarte di massa” non ci pensano
minimamente ad analizzarli e a metterli a disposizione del pubblico in modo
corretto e coerente.
Un paio di esempi:
Anche quest’anno c’è stata una diminuzione dei consumi di
carne e pane, mentre vanno a gonfie vele i prodotti del comparto elettronico,
tra cui tablet e smartphone.
Ma come si comprano più telefonini che carne?
Premettendo che trovo poco intelligente (per non dire di
peggio), che la persona davanti a noi si lamenti del fatto che non arrivi a
fine mese, per poi interrompere una conversazione (sempre con noi) e rispondere
ad una chiamata impugnando un oggetto dalle basse performance e dal costo di
circa 700 euro… la statistica di cui sopra, se ci pensi non ha un gran senso,
non credi? Di fatto non tiene conto di un fattore economico e sociale che
“dopa” i dati.
Quando vai a fare la spesa per comprare la carne (operazione
che si svolge più volte all’anno), di solito non accedi al credito (o debito)
al consumo. Di fatto non attivi un finanziamento, e quindi compi l’acquisto con
la disponibilità che hai in tasca o sulla carta di credito in quel momento.
Quando vai a comprare un tablet o uno smartphone è ormai una consuetudine
rateizzare il debito. Operazione che tra l’altro fa comodo a quasi tutti i
protagonisti della transazione. La casa produttrice attraverso il rivenditore
vende il prodotto, l’agenzia finanziaria fa il finanziamento, guadagnando sugli
interessi, o nel caso non ci fossero sulla spesa di apertura pratica e sul
fatto che si viene in possesso dei dati sensibili del nuovo contraente, e infine
il cliente, che si indebita acquistando un oggetto che difficilmente potrebbe
pagare in contanti. Curioso il fatto che spesso il debito contratto duri di più
dell’oggetto acquistato… ma questo è un altro discorso.
Ovviamente, questa dinamica, anche se con qualche piccola
variante, vale anche per i prodotti “dati” o “regalati” in cambio di 2 anni di
fedeltà (e canone) con lo stesso operatore telefonico.
Si evince quindi, che nel primo caso, compri se te lo puoi
permettere, nel secondo invece compri anche se non puoi, e poco importa se
anche per i “maniaci” della privacy si
debbano dare oltre al denaro, informazioni e geolocalizzazione pubblica ogni
volta che si accede e si utilizza un social network.
In più la carne e il pane si comprano più spesso, e il
rapporto prodotto prezzo ha un senso più umano… meno legato al brand.
- Il secondo esempio è legato ad un altro tormentone delle
vacanze di fine anno: il cinema.
La cosiddetta classifica dei film più visti. Su Wikipedia è disponibile la classifica
degli incassi dei film a livello
mondiale. (1)
La prima cosa che colpisce è che i primi due film sono di James Cameron. Il primo è Avatar (2009), con 2.782.275.172
di dollari e il secondo è Titanic
(1997) con 2.186.772.302 di dollari.
La seconda cosa che colpisce è che Titanic è l’unico film tra i primi dieci del secolo (o del
millennio) scorso.
Ma cosa è successo in quel decennio? In un continente
abbastanza periferico dell’utenza cinematografica, cioè l’Europa, nel frattempo è cambiata la valuta, e in più, prendendo
sempre in considerazione i primi due
film della classifica, sono successe un altro paio di cosette. In primis ci
sono stati 12 anni di inflazione e di innalzamento del costo dei biglietti, e
in seconda battuta è stato “commercializzato” il 3 D.
Un biglietto di Titanic quanto costava? 7/8 mila lire? L’equivalente di circa 4 euro?
Esageriamo, facciamo 5! Così ti semplifico il calcolo!
Quanto costa un biglietto per vedere un film in 3 D? 9 Euro?
Vuoi vedere che, calcolatrice alla mano, Avatar non è stato quel fenomeno
culturale che ci hanno voluto vendere? Magari è stato visto al cinema da poco
più della metà di quelli che hanno visto Titanic?
E’ vero anche che nel frattempo è aumentato anche il numero
di download illegali, ma le performance
volumetriche in termini di “biglietti
staccati”, per quanto straordinaria, non è minimamente paragonabile al film
del ’97.
Per chiudere, voglio farti una sola domanda? Quante volte
hai analizzato davvero una statistica prima
che questa ricadesse sul tuo umore?
Bene, ora ti ho dato lo spunto per farlo. Chissà, magari
potresti segnalarmi altre cose interessanti e potremmo condividerle dalle
colonne di questo blog.
E probabilmente potresti vivere più serenamente, senza
incorrere in quella strategia della manipolazione della massa attraverso i
media scritta da Noam Chomsky e di
cui avevo parlato in questo post http://emacaluso.blogspot.it/2012/03/tutto-si-ripete-perche-tutto-si-conosce.html
Io ti segnalo infine, che The Marketing Blog è ora anche su Facebook, e che puoi mettere il tuo “mi piace” alla pagina e seguirmi in real time anche su quella
piattaforma.
Come sempre, ogni tuo suggerimento, e commento è gradito e
meriterà una mia risposta.
Ci “leggiamo” il prossimo mese, con un articolo che ti anticipo
sarà destinato a creare molto scalpore nella comunità scientifica italiana.
A proposito! È l’inizio dell’anno. Buon 2014!
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venerdì 13 dicembre 2013
QUANDO AL MARKETING VENNE PERMESSO DI CAMBIARE L’ABITO AD UN SANTO
ISSUE n° 33
(tempo di lettura 4 minuti)
Eccomi di ritorno dopo qualche mese dedicato alle riprese de
La Rivelazione (www.larivelazione-ilfilm.com)
e al lancio del trailer che, come avrai potuto leggere nel post precedente, è
stato un successo.
Per il primo post dopo questa lunga pausa, visto il periodo
natalizio, vorrei condividere con te una storia che non tutti sanno, ma che
rende l’idea di quanto sia impattante l’influenza che ha il marketing
sull’opinione pubblica.
Questo mese desidero parlarti di Babbo Natale, alias Santa
Claus.
Le sue origini non sono del tutto chiare, tuttavia la
maggior parti delle fonti dà al nostro origini cristiane. Viene generalmente
identificato come San Nicola di Bari, o semplicemente
Nicola della città di Myra (antica città dell'odierna Turchia), di cui si
racconta che ritrovò e riportò in vita cinque fanciulli che erano stati rapiti
e uccisi da un oste e che per questo era considerato il protettore dei bimbi.
Ma non è di questo che voglio
parlarti, quanto del suo abito. Ormai noi siamo abituati al Babbo Natale che
con il suo abito rosso e le bordature di pelliccia bianca porta i doni ai
bambini di tutto il mondo durante la notte della vigilia. Ma non è stato sempre
così. Anche se fin da quando siamo piccoli, i nostri ricordi natalizi ci riportano con grande facilità ad alcuni spot caratteristici e da alcune
musichette... anzi a pensarci bene, a volte sono gli spot e le musichette a riportarci al periodo natalizio...
Il primo abito di Santa Claus non
era rosso, ma tendenzialmente verde. Raramente lo si ritrova anche blu. Non
solo, l’iconografia classica gli conferisce una lunga (e poco pratica) tunica,
coperta da un lungo cappotto dello stesso colore. Puoi trovare molte immagini
sul web ora che lo sai.
Ma chi ha cambiato abito al santo?
Chi può aver fatto questa operazione di restyling al nostro portatore di doni?
Ci ha pensato la Coca Cola,
all’inizio del ‘900, più precisamente nel 1931, quando l’azienda di Atlanta (in
Georgia) ha ritenuto opportuno “collegare” l’immagine di Santa Claus (simbolo
del Natale e testimonial molto conosciuto dai bambini) a quella del proprio
brand.
L’immagine di Babbo Natale non solo
“fa festa” e “fa Natale”, ma soprattutto ha un forte ascendente non solo sui
bambini, ma anche sui genitori (i “portatori di portafogli”) che mantengono
comunque il proprio lato infantile custodito nel subconscio. Il testimonial
perfetto!
Si è così pensato di trasformare il
verde e il bianco, in rosso e bianco, come il marchio della nota bibita, in più,
il panciuto testimonial abbandona tunica e cappotto per una più comoda tenuta
che prevede l’utilizzo di grossi stivali, pratici pantaloni e una giubba
corredata da un cinturone. Il berretto, non sempre indossato, è rosso e
incornicia il volto paffuto e ricoperto dalla lunga e candida barba. Molto
rassicurante.
Ma perché il cambio d’abito e non
solo il cambio di colore?
La risposta è nella sagoma.
Se osservate la sagoma di Babbo
Natale, questa riprende perfettamente la sagoma della classica bottiglietta di
vetro della Coca Cola. La parte bassa della bottiglietta è più larga (stivali),
salendo si restringe (gambe) per “riallargarsi” verso il centro (pancia) e poi
si riassottiglia verso il collo. Il cappello rappresenta il coperchio.
Questo cambiamento culturale, ha
condizionato profondamente la cultura americana e ha invaso le altre culture
occidentali a livello mondiale.
Ecco come un’azienda, attraverso il
marketing può far cambiare una percezione radicata nella propria cultura e
nella propria religione.
Ti auguro buone feste, passa del
tempo di qualità con chi ti vuole bene e ci vediamo (e leggiamo) nel 2013!
Ovviamente, come sempre, ogni tuo
commento o contributo a questo articolo è assolutamente gradito e sarò felice
di risponderti.
Fonti:
“Per Dio la Patria e la Coca Cola.
La vera storia (non autorizzata) della bibita più famosa del mondo” di Mark
Pendergrast, ed. Piemme 1993
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