giovedì 10 febbraio 2011

E’ PIU’ IMPORTANTE IL TESTIMONIAL O IL PRODOTTO? PERCHE’ SCEGLIERE SE IL CONNUBIO E’ PERFETTO!

ISSUE n° 13 BLOG MARKETING

(Tempo di lettura 5 minuti)
E’ sempre stato difficile comprendere quanto un testimonial possa davvero incidere sui volumi di una campagna di comunicazione. E poi, meglio un testimonial famoso ma “esterno” all’azienda o meglio che sia l’imprenditore a metterci la faccia?

Personalmente penso che i testimonial migliori siano 2: l’imprenditore e i clienti.

Un buon esempio di utilizzo del concetto di testimonial/cliente è quello offerto da ING Direct, con l’ormai famoso Conto Arancio, mentre per quanto riguarda l’utilizzo degli imprenditori, possiamo rifarci ai vari Giovanni Rana, Amadori ecc.

Tuttavia, sono uscite delle cifre interessanti su quanto possa essere impattante l’immagine di un “fondatore” in attività importanti come il fundraising.
Se hai avuto la possibilità di utilizzare Wikipedia negli ultimi mesi, avrai notato sulla pagina di ogni voce un banner con la scritta “L’appello del fondatore di Wikipedia”.
Attraverso il suo appello Jimmy Wales, fondatore del progetto, richiedeva delle donazioni per permettere a Wikipedia di non ricorrere all’utilizzo di pubblicità sulle proprie pagine. Una vera e propria crociata per continuare a “essere liberi senza pubblicità”.
Beh, a quanto pare il Sig. Wales gode di un’enorme credibilità, enorme quanto la cifra che ha inondato il conto corrente della Wikimedia Foundation, la fondazione che gestisce il progetto.

Ecco i numeri:
16 milioni di dollari raccolti
500 mila donazioni
media di 22 dollari a donazione

Davvero niente male, non credi?

Questi dati sono estremamente interessanti, perché chiariscono tutti gli interrogativi con i quali ho iniziato il post di questo mese. L’efficacia della strategia aumenta esponenzialmente se il prodotto e il testimonial sono collegati direttamente… anzi, penso che sia corretto dire che se il testimonial ha acquisito credibilità attraverso il suo progetto, il ritorno volumetrico è praticamente garantito.
Questo concetto dovrebbe far pensare non solo le aziende ma anche le associazioni, che si trovano a dover creare strategie di fundraising sempre più aggressive.

In tutti i casi, penso che uno degli enzimi volumetrici di questo case history sia la speciale formula attraverso la quale Wikipedia funziona. I fruitori, che in molti casi sono anche “supervisori” del progetto, sono sicuramente diventati i primi donatori e stakeholders.

Aspetto un tuo parere, sentiti libero di commentare pubblicamente il post.
Al prossimo mese
Emmanuele Macaluso



Note correlate al post: i dati relativi ai volumi di donazione e agli importi sono stati tratti da “Il Fatto Quotidiano” di martedì 4 gennaio 2011, pagina 17. Nel caso volessi una copia in formato elettronico puoi richiedermela utilizzando il mio indirizzo mail.

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4 commenti:

  1. 16 milioni in 3 mesi? Ne fa la più straordinaria operazione di found-raising diffuso (non sponsorizzato da un istituzione, Telethon fa di più, ma ha dietro un colosso bancario) di tutti i tempi in tutto il mondo. Straordinario, sono senza parole. Il libertarismo della rete fa miracoli, è davvero una cosa che è nel DNA dei navigatori della rete. Notare il posizionamento: non "donate a noi perchè faremo questo e quello" ma "donate a noi per non farci fare questo e quello" (costringerci a mettere pubblicità), la chiamata alle armi contro l'invadenza del commercial è sempre efficace ;)

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  2. Ciao Luca,
    grazie per il commento... condivido in toto quanto hai scritto.
    A presto
    EM

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  3. Francesca Terracciano10 febbraio 2011 18:02

    Penso che, con l'avvento di internet, la comunicazione debba essere sempre più veloce.
    Veloce deve essere chi veicola il messaggio, così che l'utente agisca in maniera istintuale. Se chi veicola il messaggio è lo stesso fondatore di un progetto che amiamo, che ha raggiunto a livello personale obiettivi oggettivamente ambiziosi, siamo automaticamente autorizzati ad agire. Il retropensiero automatico potrebbe essere:"Se me lo chiede lui, che ci mette pure la faccia, allora ci devono essere motivazioni veramente valide!". Fondamentalmente se doniamo a lui, doniamo al progetto a cui teniamo e, per la proprietà transitiva, doniamo a noi stessi. Ciao

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  4. Ciao Francesca,
    sono anch'io assolutamente convinto del fatto che la leva psicologica che hai espresso sia coretta. Tuttavia, penso che un tale risultato sia attribuibile anche alla creazione di una rete di stakeholder assolutamente motivati.
    Condivido appieno la tua analisi.
    Grazie per il commento
    EM

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