giovedì 9 febbraio 2012

DAI PARCHEGGI DI ATENE ALLA CIVILISSIMA TORINO

ISSUE n° 23 THE MARKETING BLOG

(Tempo di lettura 8 minuti)
Di solito, quando si parla di crisi, fame, situazioni paradossali e di miseria le associazioni umanitarie e i media parlano di Africa e di altri Paesi del cosiddetto terzo mondo.
Questo mese la nostra (mia e tua) sarà un’analisi economica che però non ci condurrà così lontano. Non tutti sanno che poco fuori Atene, nel cuore della culla della civiltà e della cultura, ci sono degli immensi parcheggi. In questi parcheggi ci sono centinaia di automobili ferme da mesi e trasformate in case. Gli uomini la notte fanno i turni di guardia, come si farebbe nella jungla per difendersi dalle bestie feroci, lo fanno per evitare saccheggi e furti che porterebbero via quel poco che è rimasto e per difendere le famiglie.
Quelle persone una casa l’avevano, ma l’hanno persa perché non sono più riusciti a pagare il mutuo.
A dividerci da quelle persone c’è solo uno specchio d’acqua che si chiama Adriatico.
Forse questa storia potrebbe non colpirti ancora abbastanza, perché anche se si parla di Europa, il mare che ci divide ti ricorda le vacanze, e quando ci sei andato l’ultima volta, la riva dall’altra parte non si vedeva.
Allora permettimi di raccontarti un’altra storia.
Nella civilissima Torino, prima capitale d’Italia decantata per tutto il 2011 per il 150° dell’unità nazionale, ogni giorno, sono 40.000 (sì, leggi bene quarantamila) i pasti che vengono distribuiti dagli enti religiosi e da quelli umanitari. La cifra è in rapida crescita.
A chiedere il cibo non sono “solo” i senza tetto e gli immigrati, ma sempre più spesso sono le famiglie italiane (ammesso che abbia un senso fare queste distinzioni).
Molte di queste famiglie hanno un mutuo da pagare, ma anche il cellulare di ultima generazione da pagare a rate, la TV lcd da pagare a rate, la macchina da pagare a rate ecc.
Anche in Grecia avevano molte cose da pagare a rate…
Nelle ultime settimane, soprattutto con l’avvento del governo Monti, sembra che la concezione della crisi sia cambiata. Sembra più seria. Sempre più spesso si sente dire dai vari “esperti” e “opinionisti” che la crisi sia dovuta all’indebitamento. È vero.
La crisi nella quale ci troviamo è molto complessa e deve essere combattuta a vari livelli. Non è solo un fattore di indebitamento dello Stato inteso come istituzione, ma come Stato inteso come insieme di persone.
Sarebbe infatti ipocrita lamentarsi delle scelte di chi ci governa se anche noi, nel nostro piccolo facciamo scelte piccole. Da quando si parla di “casta”, ho notato da parte dei cittadini una volontà ad imitare l’estabilishment piuttosto che a indicare una via diversa. A tutti i livelli dei ceti sociali medi-bassi si tende a vivere ad un livello leggermente superiore a quello necessario e questo porta all’acquisto di oggetti non primari attraverso l’indebitamento con le finanziarie.
Perché?
Forse c’è stata una strategia che nell’arco degli anni ci ha educato a comprare oggi senza preoccuparci troppo del pagare subito? Posticipare nel tempo il pagamento è molto rassicurante ma prima o poi il conto si deve pagare. E ricordati che a prestare i soldi c’è sempre chi li ha, e li presta a chi non li ha.
Quello che voglio dirti è che quello che sta succedendo è frutto di una strategia comunicativa che ci investe da anni. Finanziarie che prestano soldi anche ai protestati, finanziamenti dati con un tasso agevolato (che è più del doppio di quello che la stessa banca ti darebbe se volessi investire il “tuo” denaro) ecc.
Per fortuna non danno ancora i mutui ai precari, altrimenti sarebbe la rovina per i molti che ci cadrebbero nel tranello comunicativo.
Bada bene però. È vero che qualcuno ci ha educati al debito, ma nel frattempo non mi pare che ci abbiano tolto la possibilità di scegliere. Delle responsabilità le abbiamo anche noi.
Non abbiamo bisogno del cellulare di ultima generazione, del tablet, della macchina con almeno 100 cv per essere accettati dagli altri, non abbiamo bisogno di loghi esposti come cartelloni pubblicitari e non abbiamo bisogno di indebitarci per tutto questo.
Sono tempi difficili, nei quali dobbiamo assumerci le nostre responsabilità e adottare comportamenti più etici verso noi stessi e gli altri. Se faremo così, qualcosa di buono succederà.
Non facciamo la fine dei greci e dei torinesi… ops!

4 commenti:

  1. Ciao Emmanuele, ho letto con grande interesse questo post e devo dirti che mi ha fatto riflettere a lungo. Non avevo idea che la situazione sociale fosse cosi grave a Torino. Vivo in questa città da tutta la vita e si’, vedo fabbriche che chiudono e sento di amici o conoscenti che restano a casa o che cercano nuovi lavori ma non mi riesco a rendere conto di come si passi da una situazione problematica al disastro totale della propria vita. Fare la coda per un pasto caldo nella nostra società significa aver toccato il fondo. Significa essere “fuori” da qualsiasi circuito sociale, e non oso immaginare quello che c’è dietro (famiglie sfaldate, dignità sottozero…) .
    Al di la di queste considerazioni, ti ringrazio di averci dato almeno una delle tante chiavi di lettura di questo dato, ossia una spiegazione tra le tante di come si arriva fino a li. E di quanto labile sia il confine tra una vita dignitosa e la disperazione: a quanto pare bastano poche rate non pagate.
    Questo post mi dice molto di più di tante notizie che si sentono al telegiornale sui bond, sullo spread, sul rating… , questo che ci racconti è economia reale, vita reale.
    A presto,
    Andrea.

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  2. Caro Andrea,
    ho pensato che:
    - tra partite di calcio che occupano i palinsesti dalla domenica alla domenica
    - tra inviti a farmville su Facebook
    - tra le notizie di gossip di Schettino e della Moldava...
    ... di cose reali non se ne parla granché, forse è più rassicurante spostare l'attenzione altrove, dove non serve essere attenti. Ti consiglio di cercare sul web il decalogo stilato da Noam Chomsky circa la manipolazione delle masse attraverso i mass media... ne vale davvero la pena e ti verranno in mente molte cose di strrettissima attualità.
    Grazie ancora per il commento e l'attenzione.
    EM

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  3. Grazie Manu per aver nuovamente puntato il dito contro realtà finanziarie come il credito al consumo (prassi di cui gli Stati Uniti d'America sono maestri!). In Italia, così come in Grecia, siamo follower e questa crisi, forse ci sta fermando in tempo. Ci permette di renderci conto che dobbiamo spendere solo la liquidità che possediamo ( e possibilmente, a fatica, risparmiare come facevano i nostri genitori/nonni... anche se non è COOL!).
    Non c'è il senso del sacrificio e, adesso, volenti o nolenti dobbiamo farci i conti.
    Penso, però che non sia ancora percepita la vera realtà delle cose e ciò è legato ai messaggi distorti costantemente veicolati dai media.
    La povertà di prossimità esiste, ma non si vede, ma soprattutto non la vogliamo far vedere, dà un senso di fastidio. E se la si mostra, il pensiero costante è LORO non sono ME. L'immagine della povertà è 1 a 100/1000 contro le immagini di opulenza.
    Penso, e con questo concludo, che dovremmo ritornare al proprio senso di responsabilità.
    Ciao
    Francesca

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  4. Ciao Francesca,
    grazie per il commento, che tra l’altro condivido in tutte le sue sfaccettature.
    Hai messo in evidenza dei fattori che suscitano sensazioni che variano dalla tristezza all’amarezza. Purtroppo…
    Grazie e a presto
    EM

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