sabato 11 giugno 2011

È (PURTROPPO) ANCHE UNA QUESTIONE DI TEMPO.

ISSUE n° 17 BLOG MARKETING

(Tempo di lettura: 6 minuti)
Nonno: “Maximilione, chiedimi qual è la cosa più importante nella comicità”
Max: “Qual è la cosa più importante nella comicità?”
Nonno: “i tempi!”
(risata)
Da “Un’ottima annata” di Ridley Scott - 2006
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Questo mese, partendo da un breve episodio tratto dalla sceneggiatura di uno dei miei film preferiti, desidero condividere con te una mia riflessione circa l’importanza del tempo nelle strategie di marketing e comunicazione.

Per chi si occupa di marketing, fino a qualche tempo fa le problematiche derivate dal “fattore tempo” erano strettamente legate alla scelta dei tempi relative ai fattori decisionali e applicativi.

In parole povere: fare la scelta giusta nel momento giusto.

Se si riusciva a fare quanto scritto nella riga precedente il successo della strategia diventava quasi garantito. Oggi il fattore tempo pone altre problematiche tecniche.

Sono certo del fatto che non farai fatica a ricordare i terribili avvenimenti dell’undici settembre 2001. Le immagini che hai visto e la ripetitività con la quale tutti i telegiornali e gli organi di informazione ti hanno colpito, hanno fatto sì che la tua memoria immagazzinasse non solo l’avvenimento, ma anche delle “immagini” con le quali a distanza di anni rivivi in modo “iconografico” quei tragici momenti.
È come se quell’evento facesse parte di te, delle tue ansie, delle tue paure e della tua visione del mondo. Ed è così che a distanza di quasi 10 anni noi ne parliamo ancora. Era come se nel 2001, il tempo avesse ancora il potere di dilatarsi per seguire ogni singolo individuo nel suo percorso di vita.

So che fino adesso non ti ho detto ancora niente di nuovo, ma la vera riflessione arriva adesso:
Dell’undici settembre ne parliamo ancora oggi e con grande facilità.

Nei primi giorni di maggio (non più tardi di un mese fa quindi), è stato ucciso quello che per tutti era il responsabile di quei terribili avvenimenti. Ovviamente sto parlando di Osama Bin Laden.
Nel corso dei dieci anni passati è stato definito in vari modi: il principe del terrore, lo sceicco del male ecc.
È passato un mese, se ne parla ancora?
Venduto come un successo politico e militare nelle ore successive all’uccisione, con una serie di dinamiche a dir poco “non chiare” come ad esempio la sua sepoltura in mare, nel giro di poche ore se ne sono perse tracce e memorie.

Ma ora usciamo dal discorso 11 settembre.

Della centrale nucleare giapponese chi ne parla?
Dell’inquinamento nel Golfo del Messico chi ne parla? Il petrolio sarà scomparso?
Dei files di Wikileaks chi ne parla? Doveva essere l’undici settembre della diplomazia
Del virus H1N1 chi ne parla? Avremmo dovuto essere tutti morti

E potrei andare avanti all’infinito passando da fattori legati all’informazione a prodotti commerciali che avrebbero dovuto cambiare il nostro modo di vivere ma che in realtà sono scomparsi nel giro di pochi mesi.

Al di là delle strategie di insabbiamento e comunicative, la verità è che quanto scritto in questo post deve farci capire che il tempo si è compresso.
È più difficile oggi creare, attraverso una strategia di marketing, qualcosa destinato a durare nel tempo.
Sarà frutto della crescente volatilità del “concetto prodotto”, e di altri fattori come l’eccessiva virtualizzazione dei valori percepiti ma alla fine il risultato non cambia: tutto viene ingurgitato e digerito in maniera troppo veloce dalla massa (e quindi dal mercato).
Il pubblico ormai si abitua velocemente a tutto, l’aumento dei canali di acquisizione delle notizie da parte dell’utente ha fatto sì che imparasse a selezionare solo le notizie di suo interesse, con un approccio on demand che sa di “usa e getta”.

E allora le domande da porsi diventano altre:

Chi comanda gli interessi della massa?
È possibile tornare a creare qualcosa che possa durare nel tempo?
È possibile tornare indietro e riuscire a rendere davvero più autonomo il mercato nel suo processo di scelta?

Mi auguro di poter contare sul tuo contributo, attraverso i commenti a questo post, per poter andare avanti in questa mia (e ormai nostra) riflessione.

Appuntamento al prossimo 10 luglio con un nuovo post.

Emmanuele Macaluso

7 commenti:

  1. Riflessione azzeccatissima Manu. Se ne parliamo in termini di marketing, a mio personale avviso è quasi impossibile creare emozioni che durino nel tempo. Il marketing è al servizio della shareholder value, quindi è "breve termine" per definizione. Ottieni un emozione che baratti con un intenzione di acquisto, fine della storia. A volte, se sei bravo bravo, prolunghi l'emozione nel tempo e la baratti in fedeltà: sono le comunità di marca, ma sono delle eccezioni (mi viene in mente, per restare sul 2.0, Ducati, Adidas, FIAT 500, e poche altre). Il marketing deve anzi reiterare emozioni ogni 3 per 2, proprio per mentenere alta l'attenzione sulla brand. Se parliamo di CSR, creiamo stakeholder value quindi andiamo sul medio-lungo termine, però l'outpoint è che serve molta più energia a costruire (e poi più energia per distruggere, però). E' come se queste scienze sociali rispondessero alle leggi scientifiche della termodinamica...molto curioso, dovremmo approfondire... Per gli eventi mass-mediatici che hai citato, infine, è come se emozioni che dovrebbero essere di lungo periodo (CSR, tra virgolette, ovvero DNA di ognuno di noi...) venissero "bruciate" nel breve termine ("stimolo/risposta"), Insomma, il nostro DNA complesso sta diventando (lo dico provocatoriamente) "...semplicemente marketing"?
    Un abbraccio,
    Luca Poma (www.creatoridifuturo.it)

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  2. Ciao Luca,
    interessante la tua analisi, forse poco comprensibile per molti dei lettori del blog poiché molto tecnica.
    Colgo l'occasione per promettere a chi avesse difficoltà a comprendere alcuni termini usati nel tuo commento a pubblicare presto un "mini dizionario" dei termini tecnici del MKTG e comunicazione.
    Grazie anche per questo spunto Luca.
    A presto
    EM

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  3. Solo un appunto: ovviamente per garantire la "permanenza" di un messaggio nella memoria collettiva, sono necessari ogni giorno più capitali da investire in attività di comunicazione e garantire la visibilità del medesimo. Hai voglia a dire che Facebook è gratis, ma... e vuoi che un tuo messaggio "colpisca" le bachceche di un sacco di gente deve essere forte, ben congegniato, virale nel suo dnd, e... reiterato! e pr questo è necessario comunque uno sforzo logistico umano etc. che va pagato! Senza contare che la "forza" insita in un'immagine fa molto. Mi spiego meglio: le torri infuocate che crollano, sono un'immagine forte. basta vederla una volta per rimanerne impressionati. Tornando al tuo parallelo, l'11 settembre aveva una forza comunicativa mica da poco, mentre un generale che dice "non abbiamo le foto, o meglio, le abbiamo ma sono crude, ma credetemi: l'abbiamo ammazzato" di per se è debole, molto debolee poco persistente! Altro esempio? Fukushima: mezzo Giappone allagato o spazzato via dalle onde è un'immagine forte, ma di per se una catastrofe naturale... peccato, diremo, poveretti.. e poi tutto ocme prima. Qualcuno ha mai fotografato una radiazione? Esiste un'immagine iconografica che ci fa vedere come nei prosismi decenni milioni di giapponesi saranno a rischio leucemia? Tutto quel che abbiamo visto è un elicottero che butta acqua su uno scatolone di cemento, e qualche conferenza stampa... in giapponese! Se a questo aggiungiamo che in Italia abbiamo un referendum proprio sul nucleare, con i capitali che questo comporta, e gli interessi economici che ci vogliono lontani dalle urne... ecco che della centrale giapponese nessuno: ne la forza delle immagini, ne gli sforzi mediatici, si impegna a tenerne vivo il ricordo.
    Lungi dal voler dare risposte, mi permetto solo di offrire alla discussione questi ulteriori elementi.
    Buon lavoro, Manu!
    (Yuri)

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  4. Ciao Manu,
    il mio è un dozzinale apprezzamento di semplice comprensione per tutti al fine di evidenziare l'importanza del tuo blog e dei tuoi articoli :-)
    Come ben sai seguo parecchi blog e siti che parlano di marketing e quotidianamente leggo notizie (c'è chi pensa che il numero di notizie valga di più che la qualità delle stesse...) e devo ammettere che il tuo post mensile mi fa riflettere molto più delle numerose notizie (spesso banalotte, spesso copia/incolla) che "fantascientifici guru" pubblicano sui loro spazi.
    Sono fiero di condividere con te questa linea guida: pochi contenuti, ma che lasciano qualcosa al lettore!
    p.s. i tuoi vecchi post ed i tuoi video me li ricordo bene. Sarà che hai lasciato il segno? :-)
    Un abbraccio,
    Gabri
    www.tuttononprofit.com

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  5. Caro Gabriele,
    ti ringrazio per le belle parole di stima che hai avuto nei miei confronti e soprattutto nei confronti del blog e del mio operato.
    Continua a seguirmi con la stessa attenzione con la quale io stimo i tuoi contributi.
    A presto
    EM

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  6. Bella riflessione Emmanuele. Mi ha fatto venire in mente che oggi non c’è davvero più niente nato per durare.
    Pensa agli oggetti della nostra vita quotidiana: gli elettrodomestici (una volta duravano 30 anni, adesso dopo 5 li butti via) per non parlare dei prodotti “tecnologici”: telefonini, televisori, computer… anche se funzionano ancora sono out dopo pochi mesi.
    Oggi non durano più neanche i capisaldi della nostra società, e sto parlando dei matrimoni e dei contratti di lavoro.
    E’ tutto a termine.
    Non voglio fare quella che “si stava meglio quando si stava peggio” perché sono ancora convinta che questa sia l’epoca e la zona geografica migliore per stare a questo mondo però penso che dovremmo riflettere un po’ di più
    Le emozioni sono di per sé volatili e nulla ci sta aiutando a tenerle vive e colorate nel nostro pensiero. Proviamoci noi. Un caro saluto
    Erika

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  7. Ciao Erika!
    Grazie per il tuo commento che condivido in toto.
    Grazie e a presto
    EM

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